“Valorizzare sempre il prodotto tessile biellese, questo è il nostro obbiettivo. Perché il nostro know how, la nostra creatività e fantasia sono unici al mondo.”

Intro

Manifattura di Ponzone è una tintoria conto terzi di fibre naturali animali pregiate. Trattiamo per lo più lana molto fine e pregiata e, in una percentuale che varia dal 20-30 cashmere, angora, mohair, seta. Il nome dell’azienda conserva memoria di ciò che è stata in passato, quando oltre che tintoria era anche filatura. Perché legame con il passato significa anche storia, tradizione, esperienza, che nel nostro caso si devono alla capacità d’impresa della famiglia Barberis Canonico, veri pionieri del tessile. Oggi, forti dell’aver superato una crisi del settore con coraggio e determinazione, continuiamo a garantire un servizio di altissima qualità, che è ciò che ci permette di fare la differenza, oggi e in futuro.

Le persone 

Tenacia, voglia di fare, coraggio. Sono questi i valori a cui si è da sempre ispirato il management di questa azienda, soprattutto negli anni in cui la crisi del mercato tessile si è fatta sentire con prepotenza. Il contatto diretto con la materia prima, con il processo produttivo anche da parte di chi si occupa della parte gestionale rispecchia l’essenza di un’azienda in cui il requisito più importante è la capacità di usare le mani. Chiunque voglia lavorare con noi deve avere questa predisposizione.
Io stesso, quando sono entrato con un diploma di perito chimico, sono finito a fare quello che in gergo chiamiamo lo “spingi partite”, ovvero il vecchio controllo avanzamento produzione. 
Il mio primo giorno di lavoro, 23 anni fa, lo ricordo bene. Mi fu chiesto di prendere alcune code di lana da un carrozzo di 400/500 chili e iniziare a passarle all’interno di una piccola pettinatrice, che è la macchina che serve a noi per fare i campioni. A un certo punto arrivò il direttore che, scherzando mi chiese se intendevo passarmi tutto il carrozzo, visto che era da più di un’ora che gestivo campioni. In effetti, da pivello quale ero, avevo continuato timidamente a fare quello che mi era stato ordinato, aspettando che qualcuno mi venisse a dire qualcosa.
Nel corso degli anni, un po’ alla volta, ho lasciato la chimica coloristica perché ho scoperto che mi piaceva molto di più il contatto umano con il reparto e mi sono dedicato al personale. Oggi mi occupo della comunicazione che riguarda l’azienda con tutti i servizi che la riguardano, da quello informatico a quello meccano-produttivo. 

Io ho avuto la fortuna di entrare in stabilimento appena diplomato. Addirittura, all’epoca, fui convocato dall’azienda stessa per un colloquio, cosa che ormai capita raramente. Oggi, purtroppo, l’inserimento dei giovani all’interno della manifattura non è semplicissimo, anche perché è il nostro è un lavoro faticoso e non più remunerato come un tempo. È normale che i giovani, anche quelli meno ambiziosi, cerchino altro. Questo è un mestiere che non piace più, ecco perché, a partire soprattutto dagli anni Ottanta, c’è stato un grosso afflusso di stranieri, inizialmente dal mondo arabo, soprattutto marocchini, poi sono arrivati gli indiani, senegalesi, albanesi. Ora sono loro lo zoccolo duro.
Da parte nostra, con la crisi e il calo della produzione, c’è una certa difficoltà a sostenere il costo della manodopera. In questo senso Randstad ci ha dato una grossa mano. Il lavoro interinale è una risorsa preziosa per un’azienda come noi che ha una stagionalità sempre più esasperata. Noi realizziamo un prodotto invernale, per cui produciamo da gennaio a giugno. Se in questi mesi ci occorrono, poniamo, 30 dipendenti, a luglio ce ne servono 10. Mi rendo conto che il precariato non è la formula migliore per un lavoratore, però in questo modo abbiamo dato la possibilità di lavorare a gente che altrimenti sarebbe stata lasciata a casa. 

Approfondimento

Il nostro processo produttivo è apparentemente semplice, se raccontato a parole, ma in realtà ha una complessità che è propria di ogni lavoro che conserva una quota di artigianalità.  Essendo dei terzisti, il primo passaggio consiste nel ricevere il materiale dai clienti. Questo implica che tra noi e loro ci sia un rapporto di totale fiducia, dal momento che i filati sono totalmente di loro proprietà. Dopo un accurato studio fatto insieme a loro - a meno che non sia un cliente di lunga data per cui abbiamo già tutte le credenziali per procedere di default – iniziamo a lavorare il prodotto. Una volta ricevuta la partita di TOT chili, la suddividiamo in “piccole” caldaiate da 160 kg in modo che sia più semplice apportare quelle piccole correzioni che vengono eseguite durante il flusso tintoriale. A quel punto, la nostra materia prima scorre all’interno dell’azienda e all’80 % viene trattata manualmente: c’è un magazziniere che la pesa e la porta in tintoria, c’è un addetto al carico del materiale, c’è un addetto all’avanzamento della tintoria – colui che fa partire le macchine – c’è un addetto allo scarico, all’asciugatura, all’imballaggio e alla mescolatura. Al termine di questi passaggi, il filato va in preparazione per la finitura.

In tutti questi passaggi, ogni professionista coinvolto ha sempre ben presente la responsabilità di trattare un prodotto di altissima qualità. Il rispetto della materia prima è un presupposto imprescindibile e un dogma che, in anni non semplici, ci ha consentito di sopravvivere alla crisi. Io confido che possa essere così anche per il futuro, nonostante la tintoria, il primo settore della filiera tessile, vada via via scomparendo, vista la tendenza ad acquistare il filato fatto e finito. In un quadro come questo, noi abbiamo un’arma segreta, ed è il fatto di realizzare un prodotto di alta qualità. Questo credo sarà la nostra garanzia per il futuro.