Dalla Nuova Sabatini al gap scuola-lavoro, passando per i dati di mercato ed Emo Milano 2015. Ecco che cosa ne pensa Alfredo Mariotti, direttore generale di  Ucimu-Sistemi per produrre

L’aumento degli ordini di macchine utensili, l’effetto della Nuova Sabatini, le previsioni per il 2015 e il gap scuola-lavoro. Knowledge 360 affronta tutti questi argomenti con Alfredo Mariotti, Direttore generale di Ucimu-Sistemi per produrre, che ricorda anche l'importanza di Emo Milano 2015, la manifestazione mondiale di settore delle macchine utensili, l’occasione ideale per tastare il polso al mercato.

Nel comunicato stampa di Ucimu di gennaio si parla di incremento a doppia cifra (19%) degli ordini di macchine utensili nel quarto trimestre del 2014. Possiamo parlare di effettiva ripresa per il settore o è meglio restare cauti?

«Per avere un quadro preciso della situazione è bene riferirsi all’indice, più che alle percentuali. Come punto di riferimento abbiamo preso il 2010, ponendo l’indice a 100. Se si analizzano gli ordini, si nota subito un drastico calo e si scende fino a 48, poi arriva la ripresa culminata in questi ultimi cinque trimestri, tutti di segno positivo, fino ad arrivare al dato attuale: 118,5».

Quali sono le cause di questa impennata?

«Due sono le motivazioni principali: la prima è stata la reintroduzione della Nuova Sabatini, attraverso la quale il Governo ha previsto degli incentivi per favorire l'acquisto di macchinari e sostenere così l’incremento di tecnologia all’interno delle aziende. Si parla di cifre basse, ma sufficienti a stimolare gli imprenditori italiani a investire. E poi c’è sempre l’export, i cui dati sono costantemente positivi».

È la conferma che i prodotti italiani all'estero piacciono. Per quali motivi, secondo lei?

«Siamo il quarto produttore al mondo di macchine utensili e il terzo esportatore, grazie al nostro livello elevato di tecnologia. Attenzione, però: sarebbe meglio che si riprendesse anche il mercato italiano, perché alla lunga, se esportiamo e basta, corriamo il rischio di regalare tecnologia all’estero dove, tra l’altro, la manodopera per costruire le macchine utensili spesso costa meno che da noi. In un mondo ideale, in Italia dovrebbe restare almeno il 45% di macchine prodotte. Ma i numeri sono ben altri, purtroppo».

Il 2015 è iniziato da un paio di mesi: quali sono le sue aspettative per quest'anno?

«Prevediamo una crescita del 5% sul mercato interno e valori stazionari per quanto riguarda l’export».

E poi c'è Emo Milano 2015, la fiera mondiale delle macchine utensili che si svolgerà in ottobre a Milano.

«Emo Milano 2015 Sarà una valida cartina tornasole per il nostro comparto. Vediamo come reagirà il mercato italiano alla presenza di tutti i maggiori costruttori mondiali».

Chiudiamo con uno sguardo all'ambito HR: anche le aziende del comparto meccanico fanno sempre più fatica a trovare personale qualificato. Ovvero, è sempre più evidente il gap scuola-lavoro. Randstad, con la sua Specialty Technical, sta cercando di andare incontro alle esigenze delle aziende. Lei che cosa ne pensa? E che cosa fa Ucimu in questo senso?

«Il problema scuola-lavoro esiste. Ci sono figure professionali ormai sempre più difficili da trovare, che la scuola non forma più: sono i cosiddetti operatori di macchine, i tornitori, i fresatori. Per formarli e renderli pronti al lavoro è necessaria una preparazione accurata: ad esempio il tornitore non è più lo stesso mestiere di trent’anni fa, perché sono indispensabili la conoscenza del software che regola la macchina e un po’ di inglese. Randstad sta facendo un grande lavoro e anche Ucimu sta cercando di fare la sua parte: già negli anni scorsi abbiamo spinto per l’inserimento degli imprenditori all’interno dei comitati scientifici delle scuole affinché diano indicazioni sulle figure professionali più richieste e partecipino alla formazione del programma didattico. Inoltre, ci occupiamo anche di fornire la certificazione delle competenze: verifichiamo per le aziende, attraverso simulazioni, se un candidato possiede determinate capacità professionali».