Quello della meccanica strumentale è uno dei settori più promettenti del sistema industriale del nostro Paese in quanto a potenziale di esportazione e innovazione. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto Export elaborato da SACE e presentato il 21 giugno scorso a Milano durante il convegno “RE-action, Export Calling”. Con l’obiettivo di individuare i settori su cui investire e i paesi in cui esportare, il report è il risultato dell’analisi dei trend economici mondiali e, ogni anno, fornisce importanti valori di riferimento e linee guida alle imprese italiane.

Secondo le rilevazioni effettuate, nonostante il rallentamento dei primi mesi del 2016, l’export italiano alla fine di quest’anno raggiungerà un tasso di crescita del 3,2%. Un po’ più basso rispetto a quello dello scorso anno (3,8%), ma nei prossimi 4 anni il tasso medio annuo si attesterà su valori vicini al 3,7%, fino a raggiungere il 4,1% nel 2019, percentuale corrispondente ad un volume complessivo di 480 miliardi di euro.

I settori di traino delle esportazioni di beni italiani sono alimentare, tessile e moda: nei prossimi 3 anni contribuiranno con tassi annuali di crescita compresi tra il 4% e il 5,2%. Ma, come anticipato, nella sua analisi SACE dedica un particolare approfondimento al settore della meccanica strumentale, ossia la produzione di macchinari o impianti destinati ad altri settori produttivi (macchine utensili, tessili, agricole…).

Nello specifico, il comparto italiano dei macchinari packaging occupa il 2° posto al mondo - collocandosi al di sotto di quello tedesco con uno scarto minimo del 3% - mentre quello delle macchine utensili e della plastica e gomma occupa il 3° posto. Nella capacità di esportazione del settore si intravedono grandi potenzialità di crescita per l’export italiano in generale: essa è pari a circa il 21% del volume totale delle esportazioni del Made in Italy nel mondo ed entro il 2019 SACE prevede che possa raggiungere il valore complessivo di 100 miliardi di euro (a partire dagli 80 miliardi attuali).

All’interno di un mercato internazionale della meccanica strumentale che vale attualmente 1.600 miliardi di euro, le opportunità di crescita ci sono, e sono rappresentate principalmente dalla domanda delle economie europee e di quelle di Stati Uniti e India, i cui investimenti sono in continuo aumento.

Ma quali sono i fattori su cui le imprese italiane devono prioritariamente concentrarsi se intendono davvero raggiungere simili obiettivi di sviluppo? L’export italiano cresce moderatamente, è vero, ma pur sempre con ritmi molto distanti da quelli del 2004-2007, periodo in cui il tasso medio annuo raggiunse il 9,2%. La crisi finanziaria ha certamente avuto la sua parte nella riduzione dei volumi del commercio internazionale e degli investimenti su scala globale, ma le imprese italiane devono puntare tutto sull’innovazione tecnologica se intendono crescere e potenziare la loro inclinazione all’internazionalizzazione. Soprattutto quelle attive nella produzione di macchinari.

E innovazione tecnologica oggi significa Industria 4.0. Che nel settore della meccanica strumentale implica lo sviluppo e l’applicazione di sistemi smart i cui componenti siano in grado di comunicare tra loro e con l’ambiente esterno. Il tutto nell’ottica dell’ottimizzazione dei flussi, della semplificazione dei rapporti tra le diverse funzioni coinvolte nei processi aziendali e, in ultimo, del miglioramento della qualità dei prodotti. 

Riguardo allo Smart Manufacturing, il report di SACE rivela che il 70% degli imprenditori italiani è consapevole dell’importanza dell’applicazione dell’Internet of Things alla produzione industriale, ma la maggior parte di loro ancora non sembra volersi decidere ad apportare i cambiamenti necessari all’interno delle loro aziende - cambiamenti che riguardano non solo l’introduzione di nuove tecnologie, ma anche di nuove figure con competenze digitali.

A questo scopo sarebbe di fondamentale aiuto una politica industriale mirata fatta di incentivi alla formazione e alla ricerca in cui siano coinvolte istituzioni, aziende e istituti di ricerca - in poche parole, sarebbe necessario un sistema di finanziamenti adeguato alla trasformazione delle imprese italiane in smart factory. Del resto, i numeri parlano chiaro: in Italia le PMI attive sui mercati internazionali sono solo il 29% del totale, contro il 50% di altri paesi (Germania fra tutti). Per questa ragione SACE, con il gruppo Cassa Depositi e Presiti, ha annunciato di voler mettere a disposizione delle imprese 63 miliardi entro il 2020 per favorire l’internazionalizzazione. Sarà una sorta di export-import bank, grazie alla quale l’export italiano potrà tornare ai ritmi di crescita del passato.