“La verità è la miglior strategia”

Intro

Lanecardate è un’azienda relativamente giovane ma che si porta dietro un bagaglio di esperienza di tredici generazioni. Creata nel 1979 dai miei genitori come filatura cardata al servizio del lanificio di famiglia, poco alla volta ha conquistato la sua autonomia e il suo spazio nel settore della maglieria, che ancora oggi è il nostro mercato di riferimento.
Quello che realizziamo è un prodotto molto specifico, ovvero filati cardati di alta qualità. 
La passione e il grande rispetto per la materia prima che trattiamo sono da sempre le nostre linee guida. 
Il nostro obiettivo, in un momento per noi di grande crescita, sempre nel rispetto delle nostre radici, è diventare i re in questo campo.

Le persone

Sono stata cresciuta con l’idea che si debba lavorare per vivere, ma che sia estremamente importante seguire una passione per trovare davvero la propria strada. E questa passione, nel mio caso, scorre nelle vene, considerato che la mia famiglia si occupa di lana dal 1663. Famiglia e impresa sono fortemente interconnesse, da sempre, e ora che sono presidente di Lanecardate questo legame mi è ancora più evidente.

Il mio ingresso in azienda risale al 2004, anche se la mia collaborazione è iniziata tempo prima. Avendo studiato architettura, infatti, mi ero sempre occupata dello stand e di ciò che riguardava la nostra immagine. Dopo la laurea sono stata sei mesi in Australia per imparare tutto quel che c’è da sapere sulle fibre di lana; un’esperienza importantissima per approfondire la mia conoscenza della materia prima che trattiamo. Al ritorno in Italia ho fatto un master alla Bocconi sulle imprese di moda, per poi tornare all’estero per due anni, da Burberry. Con questo nuovo bagaglio, sono tornata e ho affiancato in azienda i miei genitori. Quando, nel 2015, loro sono andati in pensione, è toccato a me trovare un nuovo progetto per Lanecardate. L’ho fatto individuando un nuovo amministratore delegato molto capace e preparato che unisse all’esperienza l’amore per questo lavoro. Ho trovato questa figura in Massimo Montanaro, il nostro AD, che ha saputo fare propria la passione che da sempre ci contraddistingue ed è racchiusa in ogni singola rocca di filo, in ogni maglione. 
D’altra parte, se dovessi dire quali sono le nostre armi segrete, direi innanzitutto la materia prima. Massimo Montanaro va personalmente a selezionare le balle di lana che arrivano dall’Australia. Un po’ come lo chef stellato che sceglie al mercato il pomodoro che userà per la sua zuppa. 
E poi penso a tutti i passaggi della lavorazione: dalla tosatura della pecora, alla selezione dei pezzi, al lavaggio… In ogni fase ci sono la dedizione e l’esperienza di tutte le persone coinvolte che, con uno straordinario lavoro di squadra, concorrono a raggiungere obbiettivi eccellenti. 

Ma il nostro è un settore delicato, e oltre all’amore e al rispetto per ciò che si fa, è necessaria una profonda conoscenza tecnica. Personalmente, sono convinta che l’attenzione, la passione con cui si fa questo lavoro vengano più dall’esperienza che dalla scuola. È questa che forma la persona. Ed è per questo che quando mi trovo a confronto con degli studenti (in un paio di occasioni sono stata invitata a parlare alla Bocconi) dico loro che l’esperienza a tutto tondo di una persona fa la persona stessa. È quindi importante che studino, ma è altrettanto importante che facciano i rappresentanti d’istituto, che vadano ai concerti rock, che dormano in tenda sulla spiaggia. Per fare l’imprenditore - ma anche l’operaio, che in fondo è imprenditore della sua area - ci vuole il coraggio di fare tutto questo. 

Come azienda, purtroppo, facciamo ancora troppo poco per i ragazzi della scuola. Quest’anno però, per la prima volta, abbiamo avuto uno studente che è stato qui per l’alternanza scuola-lavoro. E va detto che i giovani già in azienda sono pochissimi. Nella parte più operativa abbiamo molti interinali, che cerchiamo il più possibile di riconfermare. Il lavoro interinale è una risorsa preziosa per noi, in primo luogo perché ci consente di valutare la persona e poi perché, in un momento di crescita come il nostro, ci dà maggiore flessibilità, consentendoci di decidere meglio come crescere e di farlo in maniera più solida. 
Anche la flessibilità è importantissima nel nostro lavoro. Una filatura cardata che ha solo un prodotto invernale, e quindi dei picchi di produzione pazzeschi, può sopravvivere solo in questo modo. Per noi è una scelta onerosa ma indispensabile, e siamo grati ai nostri operai che accettano questa cosa da sempre.
Un altro aspetto a cui prestiamo particolare attenzione sono le quote rosa. Le donne in azienda sono molte, soprattutto nella parte ufficio. Sono convinta che siano un valore aggiunto, lo credo profondamente. Anche nel management costituiscono una buona percentuale, visto che di tre dirigenti uno è donna (io). E in questo caso, devo dire che l’elemento maschile e femminile si integrano alla perfezione. È Massimo (Montanaro, ndr) che guida l’azienda, portando avanti il suo progetto con energia e decisione. Io lo aiuto, cercando anche di “mitigare” le sue decisioni d’impulso. Il nostro è un ottimo lavoro di squadra. 

Approfondimento 

Quello attuale è un periodo molto bello per Lanecardate. Noi nuovi ragazzi, la nuova gestione, l’abbiamo presa in mano in un momento di solidità, ma era un’azienda che era sempre cresciuta pian piano, con costanza ma senza mai straguadagnare. Ora stiamo cambiando passo: mantenendo la stessa base, le stesse radici, confermando la collezione così com’è, senza stravolgimenti, ma con passo più rapido e deciso. 
Sono certa che questo sia stato possibile anche grazie allo sguardo lucido e lungimirante di mio padre. Quando ha deciso di lasciare e, dopo aver visto vari candidati, abbiamo scelto la persona in cui riporre la nostra fiducia, mi ha detto: “Io non mi siederò sulla stessa  sedia di un amministratore.” Perché ogni volta che un “saggio” se ne va e un nuovo manager deve prendere il suo posto, è naturale che ci sia un periodo di affiancamento. Ma nei ruoli chiave -e ne sono convinta anch’io - deve essere il più breve possibile, perché in un’azienda è impossibile fare cambiamenti se c’è qualcuno che ti ancora al passato dicendo: “Abbiamo sempre fatto così”. 
Così, oggi, i fondamenti continuano a essere gli stessi: essere e continuare a essere leader nella produzione di filati cardati. Però questa leadership, che prima era tenuta un po’ nascosta, con la sobrietà che da sempre contraddistingue la nostra famiglia, ora vorremmo portarla un po’ più alla ribalta.
Se penso a noi tra dieci anni, non posso che avere ben chiaro il nostro obbiettivo, che è quello di diventare più grandi. Vedo quindi un’azienda meno frenetica, con un’importanza maggiore sul mercato. Anche se oggi contiamo come gli altri - forse perché la gente non si pone il problema del nostro fatturato - siamo ancora un’azienda relativamente piccola. Per fortuna però siamo considerati una delle filature e tessiture che contano, tanto che abbiamo persino fatto parte di una delegazione che ha incontrato il principe Carlo d’Inghilterra, come una delle aziende rilevanti nel settore tessile. E abbiamo un’identità nostra ben definita, tanto che, nonostante facciamo parte di un gruppo più grande, Vitale Barberis Canonico, nessuno ci associa ad esso. 
La regola che ci guida e che ci guiderà in futuro è un lascito di mio nonno, Vitale Barberis Canonico, che purtroppo non ho mai potuto conoscere. Lui amava ripetere: “La verità è la miglior strategia”. Una frase che mi è di fondamento, così come lo è per l’amministratore delegato, che a sua volta ha scelto di fare della trasparenza un valore primario. Proprio la trasparenza ci ha tutelato nel 2012, quando è scoppiato uno scandalo che avrebbe potuto danneggiarci. In rete aveva fatto scalpore un video di Peta, un’associazione animalista inglese molto agguerrita, in cui si vedevano conigli a cui veniva strappato il pelo per ricavarne l’angora. Molti clienti ci hanno telefonato per avere spiegazioni, dichiarando di non voler più comprare l’angora. Noi non eravamo coinvolti in questo scandalo, ma mentre sapevamo tutto di ogni fibra di lana da noi utilizzata, fin dalla fattoria, non conoscevamo a fondo il percorso dell’angora. Allora siamo andati di persona nelle varie fattorie da cui ci servivamo, abbiamo interrotto i rapporti con alcune e selezionato quelle che rispondevano agli standard europei per la sicurezza degli animali. Abbiamo così costruito un percorso di tracciabilità. Se la trasparenza non fosse stata così parte della nostra storia, non sarebbe stato altrettanto semplice. 
Ricordo che, su questo aspetto, mio padre, già nel 2004, fu premonitore. Durante una fiera di filati, parlando con altri filatori disse: “Secondo me il made in Italy è arenato. Per rilanciarlo è necessario garantire una tracciabilità del prodotto, documentando tutte le fasi della nostra produzione. Deve prevalere la trasparenza.” All’epoca questo suo appello non ebbe una grande eco, mentre adesso tutto è molto cambiato, anche perché la trasparenza è un requisito che ci viene richiesto dai nostri stessi clienti.