L’Italian Trade Agency, o nuova Ice, agenzia italiana per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ha recentemente organizzato un importante convegno a Chicago, a cui ha preso parte anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, per fare il punto sul settore manifatturiero italiano. Ad emergere è un quadro che premia gli sforzi delle piccole aziende manifatturiere nel rimanere a galla durante la devastante crisi 2007-2009, e che apre a nuovi orizzonti di sviluppo nell’immediato futuro del settore. 

Spirito di adattamento, competitività e New Italian Way

Non è stata certo una sfida semplice quella che la piccola e media impresa italiana si è trovata a fronteggiare dopo l’inizio della crisi: da un lato il noto differenziale sui tassi di interesse, dall’altro l’impennata del livello di concorrenza. Tuttavia, proprio questa situazione apparentemente senza via d’uscita sembra aver messo in moto un processo di sviluppo e di innovazione che, insieme a un grande spirito di adattamento, ha permesso a molte aziende del manifatturiero italiano di rimanere sul mercato. 

In particolare, durante il forum di Chicago è emersa l’importanza degli investimenti su nuove tecnologie (come quelle del “taglio laser”) che hanno consentito una specializzazione e un balzo in avanti notevole sul piano della qualità e della precisione dei risultati. Per non parlare dell’introduzione di tecniche di stampa tridimensionale che hanno permesso di raggiungere ottimi livelli di efficienza nello stoccaggio di parti di ricambio. 

Tutto questo ha certamente contribuito a rendere il manifatturiero italiano più competitivo e a traghettarlo fuori dalla crisi, come confermato dai dati emersi nel forum Ice di Chicago: nel 2015 le esportazioni italiane negli Usa sono aumentate del 25% con performance particolarmente buone di macchine e macchine utensili prodotte proprio dal settore manifatturiero meccanico più avanzato. 

Se una New Italian Way esiste, dunque, come ha sostenuto il premier durante il suo intervento di fronte alla platea del convegno, questa consiste nell’investimento sulla possibilità concreta di tradurre i risultati delle ricerche teoriche più interessanti in nuove tecnologie, e nel perseguimento di eccellenza e qualità in grado di far emergere la manifattura italiana sul mercato mondiale. 

Come sostenere le piccole aziende: il ruolo delle banche

Un altro aspetto fondamentale e non trascurabile che completa il quadro emerso lo scorso 31 Marzo dal forum di Chicago sul settore manifatturiero italiano riguarda il credito alle piccole e medie aziende che intendono investire sull’innovazione. A questo problema ha cercato di rispondere Gian Maria Gros-Pietro, presidente del comitato di gestione di Intesa San Paolo ed esperto di economia industriale, mettendo in luce alcuni dei pilastri del cambiamento strutturale che dovrà riguardare il rapporto tra banche e piccole e medie imprese:

• innovazione intrasettoriale: ovvero, la necessità di ottimizzare gli investimenti trovando punti di convergenza e intermediazione tra settori anche molto diversi tra loro 

• necessità per le aziende di rivolgersi a un capitale di rischio a medio e lungo termine

• superamento degli ostacoli nel mettere insieme informazioni contabili complesse

• aiuto all’impresa nella diversificazione sia del rischio che dell’approvvigionamento finanziario 

Queste, dunque, le principali direttive che secondo Gros-Pietro determineranno una nuova fase del rapporto tra istituti bancari e imprese – una fase in cui sarà necessaria indubbiamente una sinergia di sforzi per raggiungere e restare ai primi posti del mercato globale.