invecchiamento della forza lavoro: timori e rischi secondo il randstad workmonitor del 2° trimestre.

04/08/2016 09:56:30

Secondo gli interessanti risultati prodotti dal Workmonitor di Randstad nel secondo trimestre del 2016 è alta la preoccupazione degli italiani per l'invecchiamento della forza lavoro e per le conseguenze che questo processo potrebbe portare sia sull'economia che sulla popolazione attiva. 

Nei prossimi anni, infatti, è inevitabile che un invecchiamento progressivo dei lavoratori porterà a una riduzione della popolazione attiva, e a problematiche come quelle previdenziali e di spesa sanitaria. Inoltre, tutto questo influisce anche sulla produttività delle imprese che potrebbero diventare meno competitive con effetti negativi sulla condizioni dei lavoratori. 

Analizziamo di seguito i dati del Workmonitor in dettaglio. 

Invecchiamento della forza lavoro: tutti i dati

Secondo il rapporto di Randstad, il 91% dei lavoratori in Italia (la più alta percentuale di tutti gli altri paesi monitorati, che esprimono una media globale del 68%) sarebbe fortemente preoccupato riguardo alla crescita dell'età media della forza lavoro. Oltre al timore che questo dato porti a una flessione della popolazione attiva, una larga maggioranza di italiani (83%) ritiene che sia fondamentale per il successo di un'azienda attirare i giovani della fascia 18-30 anni piuttosto che trattenere gli over 55 (52%). Nel primo caso la media globale dei risultati si attesta intorno al 78%, mentre nel secondo al 56%. 

Inoltre, sempre in linea con quanto emerge da questi dati, solo il 47% degli intervistati italiani crede che per gli over 55 aumenteranno nei prossimi 5 anni le prospettive occupazionali (a fronte di una media globale del 44%), mentre una fetta ben maggiore (il 64%) è convinto che a crescere saranno le opportunità per i giovani. 

Il dato certo è che le politiche attive volte a favorire l'occupazione in Italia – anche se nel complesso poco diffuse – vanno soprattutto a favore dei giovani. Sempre secondo il rapporto di Randstad, solo il 45% dei dipendenti afferma che il proprio datore di lavoro ha attivato strategie per attrarre o trattenere gli over 55, mentre il 62% conferma che queste strategie sono state approntate soprattutto per i giovani. 

Il divario delle competenze e gli indici trimestrali

Le preoccupazioni espresse dagli italiani circa l'invecchiamento della forza lavoro sono fortemente connesse ai dati che riguardano il problema del divario delle competenze tra lavoratori. 

Il 58% dei lavoratori italiani pensa che la riduzione di tale divario sia la priorità principale di un datore di lavoro e il 72% ritiene che sia l'area STEM (ovvero, quella che comprende scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) a soffrire maggiormente di questo gap. E a questi dati, tutti superiori di vari punti percentuale alla media globale, si aggiunge anche l'idea espressa dal 79% degli intervistati – una delle percentuali più alte al mondo – che per i lavoratori anziani sia molto più difficile acquisire nuove competenze.

Per quanto riguarda infine gli indici trimestrali registrati dal Workmonitor, sembra esservi un certo dinamismo che ha un impatto positivo sulle aspirazioni dei lavoratori. In particolare: 

  • la fiducia nel trovare una nuova occupazione uguale alla precedente nel breve periodo cresce del 7% (ed è espressa dal 53% dei lavoratori), mentre quella nel trovare un'occupazione diversa cresce del 6% (espressa dal 48% degli italiani);
  • non rientra, invece, il timore di perdere il posto di lavoro (12% degli intervistati);
  • sempre il 12% degli intervistati è alla ricerca attiva di un nuovo posto;
  • il mobility index sale di 6 punti percentuale rispetto al primo trimestre del 2016, con il 24% degli intervistati che dichiara di aver cambiato lavoro nell'ultimo periodo. 
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