i vantaggi di un processo di reindustrializzazione

14/03/2017 00:00:00

Con il termine “reindustrializzazione” s’intende quell’insieme di attività specifiche che mirano alla riconversione di siti industriali in dismissione nell’ambito di programmi di ristrutturazione attuati, nella maggioranza dei casi, da parte di grandi aziende che operano sul mercato. Quando si pone l’obiettivo di iniziare una strategia di reindustrializzazione, è necessario innanzitutto individuare le società e gli insediamenti che possono essere oggetto di intervento, analizzare quindi le attività tramite cui garantire nuove possibilità di rilancio in settori produttivi non concorrenziali - salvaguardando al massimo i livelli di occupazione - ed accompagnare, infine, il processo di transizione in tutte le sue delicate fasi.

La riconversione di uno stabilimento dismesso rappresenta in questo momento storico il perno fondamentale per il rilancio industriale di un territorio, soprattutto per la volontà espressa in ambito europeo di arrestare qualsiasi forma di declino economico. Ogni posto di lavoro creato attraverso una strategia di reindustrializzazione consente di generare occupazione e ricchezza, che saranno ridistribuite anche in altri ambiti dell’economia presa in esame.

Non esistono, al contrario, aspetti positivi legati al permettere che uno stabilimento venga chiuso in modo definitivo. I vantaggi offerti dalla volontà di attuare una reindustrializzazione dei processi sono numerosi. Le iniziative mirate a restituire efficienza ad un determinato settore produttivo assicurano infatti:

  • Un impatto in termini di Responsabilità Sociale d’Impresa generando effetti vantaggiosi per l’intero comparto industriale del territorio preso in considerazione
  • Mantenimento nel tempo di importanti relazioni con gli stakeholder
  • Abbattimento e razionalizzazione dei costi per la manutenzione degli immobili

Quando è possibile “reindustrializzare”?

Si può avviare un processo di reindustrializzazione quando una multinazionale si trova nella condizione di dover delocalizzare all’estero, quando è in atto una razionalizzazione dei siti produttivi sul territorio italiano oppure a seguito di operazioni di M&A (Merger&Acquisition).

È invece impossibile prendere in considerazione il rilancio del sistema produttivo in caso di crisi dovuta ad insolvenza o esposizione debitoria, procedure concorsuali come fallimento e concordato o qualora venga a mancare l’interesse dell’azienda a proseguire l’attività.

In Italia, esempi virtuosi di società di consulenza che offrono supporto per le operazioni di dismissione e riorganizzazione di diversi settori produttivi, in ottica di reindustrializzazione, sono offerti da realtà come SOFIT, che dal 1987 si occupa di operazioni di reindustrializzazione di siti industriali in dismissione per grandi aziende multinazionali presenti in tutta Europa accompagnando il proprio cliente durante tutto il processo: dalle problematiche iniziali legate all’annuncio della chiusura, alle relazioni con gli stakeholder coinvolti, fino all’identificazione del possibile subentrante e alla definizione di percorsi formativi e/o all’accesso a finanziamenti pubblici qualora necessari.

Mettere in atto oggi una strategia di reindustrializzazione significa intervenire concretamente per favorire il rientro in Europa di aziende che hanno scelto di delocalizzare parte delle attività e razionalizzare i siti produttivi per guidare l’economia verso una crescita reale.