Qual è lo stato dell’economia digitale in Italia? E quale quello delle Information and Communication Technologies (ICT), del loro sviluppo e del loro contributo alla produttività e al benessere della società? Di grande dinamismo, si direbbe - a dispetto del perdurare di una distanza cronica dai big del settore - stando a quanto emerso dall’ultimo Global Information Technology Report 2016. 

Presentato dal World Economic Forum (WEF) a Ginevra il 6 luglio scorso, il Report misura con cadenza annuale il grado di evoluzione delle economie digitali a livello mondiale e, a questo scopo, si basa su un indice stabilito ad hoc per la sua valutazione. Si tratta del Networked Readiness Index ed è composto da quei fattori - 4, per l’esattezza - che rendono possibile l’espressione delle potenzialità della digitalizzazione in un’ottica di crescita economico-sociale:

  • il contesto politico-normativo e di business
  • la presenza delle infrastrutture di rete
  • l’uso delle reti da parte di privati, aziende e pubbliche amministrazioni
  • l’impatto del digitale sul tessuto economico e sociale 

Nell’ultimo anno, dunque, l’Italia ha compiuto grandi progressi nel settore IT: recuperando ben 10 posizioni rispetto allo scorso anno, il nostro Paese è salito al 45° posto della classifica mondiale che ne conta 139 in tutto, di paesi. Quello dell’Italia è un balzo in avanti davvero notevole, soprattutto se paragonato agli altri che pure hanno in vario modo interessato la graduatoria, ed è il motivo della sua inclusione da parte del WEF tra i Top Mover, cioè tra i Paesi caratterizzati da un maggior dinamismo in ambito digitale.

Il 1° posto della classifica generale è occupato da Singapore, seguito dai Paesi scandinavi - Finlandia, Svezia e Norvegia - e dagli Stati Uniti. Ad occupare i restanti posti della Top Ten ci sono poi l'Olanda, la Svizzera, il Regno Unito, il Lussemburgo e il Giappone. Gli altri Paesi europei degni di nota sono così posizionati: la Germania è al 15° posto, la Francia al 24° seguita dall’Irlanda, la Spagna al 35°. L’Italia è immediatamente preceduta da Polonia - 42esima - e Costa Rica - 44esimo - e subito seguita dalla Macedonia, al 46° posto.  

Veniamo ora all’analisi accurata del quadro italiano e del suo “progresso digitale”, con riferimento ai 4 fattori specifici esaminati dal Report del WEF. Il parametro responsabile della scalata italiana della classifica è l’ultimo, quello relativo all’impatto socio-economico del digitale: 18 sono le posizioni recuperate rispetto al 2015 nella graduatoria di questo specifico indicatore, di cui ora l’Italia occupa il 48° gradino.

I fattori che, invece, fanno sì che l’Italia stenti ancora ad agire alla stregua dei paesi al top sono il contesto normativo e finanziario e il ritardo nell’adozione di infrastrutture innovative.

Nella classifica che tiene conto del primo fattore, il nostro Paese occupa l’85° posto, distinguendosi come uno di quelli in cui il sistema giudiziario non brilla né per rapidità, né per efficienza o efficacia; una valutazione delle performance italiane in fatto di capacità d’investimento e innovazione ci colloca invece al 124° posto quanto a disponibilità di finanziatori e al 129° in tema di aggravio fiscale sugli utili aziendali.   

Riguardo alle infrastrutture e alla disponibilità di rete, la situazione non è altrettanto negativa: l’Italia è al 41° posto della classifica, anche se in tema di costi scende alla 52° posizione. Quanto alla diffusione d’uso delle tecnologie ICT, sono i privati a beneficiarne maggiormente (37° posto), se paragonati ad aziende (52°) e PA (62°). Uno sguardo più attento ai privati fa luce, però, su un’ambivalenza: se per quanto concerne i loro abbonamenti alla telefonia mobile l’Italia si trova piuttosto in alto nella classifica (17° posto), in quanto a diffusione delle connessioni alla banda larga fissa scende alla 36° posizione.

In conclusione, nonostante performance ben al di sotto della media globale, il Paese mostra di aver imboccato con il giusto slancio la strada della digitalizzazione e dell’innovazione, e questo anche grazie alle iniziative avviate negli ultimi anni dal Governo Nazionale con lo scopo di aumentare la disponibilità dei servizi online per i cittadini e  promuovere la crescita di start up e imprese innovative. 

Insomma, possiamo finalmente guardare ottimisticamente al futuro.