coronavirus, il mondo del lavoro che troveremo alla fine dell’emergenza.

27/03/2020 16:30:00

L’emergenza Coronavirus sta riconfigurando rapidamente anche il mondo del lavoro, che cerca di attingere a tutta la resilienza di cui dispone per adattarsi alle nuove condizioni del mercato. Nel frattempo già ci si interroga su quali saranno gli scenari possibili una volta superata la fase più critica dell’epidemia. Ha provato a rispondere a questa e ad altre domande il nostro amministratore delegato di Randstad Italia, Marco Ceresa a Sky TG24. Un aspetto appare più evidente di altri: la ricetta per guardare al futuro del mondo del lavoro con ottimismo non può prescindere da una formazione continua, dall’innovazione e dalla flessibilità.

il lavoro ai tempi del Coronavirus.

La necessità di mettere in atto il distanziamento sociale necessario al contenimento dell’epidemia ha moltiplicato esponenzialmente il numero di lavoratori che, in questo periodo di emergenza, ricorrono allo smart working. Tuttavia, a fronte di chi può lavorare da remoto, c’è tutta una schiera di dipendenti che deve necessariamente recarsi sul posto di lavoro. Si pensi agli operatori sanitari (come infermieri e oss), che stanno vivendo in prima linea l’emergenza, ma anche agli operai nelle fabbriche, ai dipendenti degli esercizi commerciali della filiera alimentare o, ancora, chi lavora nell’ambito delle pulizie. Sono questi i settori che non si sono mai fermati nemmeno in questa fase di emergenza.

i possibili scenari post emergenza.

Il progressivo ricorso al lavoro agile è ormai un processo che va avanti da anni, da molto prima che l’emergenza Coronavirus lo rendesse così necessario. Ma lo smart working continuerà a crescere anche dopo questa fase, alimentando sempre di più l’industria informatica e i settori delle tecnologie digitali. Ecco perché i professionisti specializzati in questi campi potranno essere nel prossimo futuro figure sempre più richieste e imprescindibili. Piuttosto, secondo Ceresa, dovranno essere le aziende a stare al passo con i lavoratori che risultano ad oggi molto più attrezzati dal punto di vista digitale.