Design Thinking: il primo a parlarne è stato un professore americano d’ingegneria della Stanford University, Rolf Faste, che negli anni ‘80 ha sviluppato questo nuovo modello di gestione aziendale poi introdotto nel mondo delle imprese dal collega David Kelley. Sviluppare un’idea innovativa attraverso il Design Thinking significa partire dalle necessità del cliente per creare un progetto creativo con un team variegato guidato da un project manager.

Il concetto alla base del Design Thinking è il pensiero intuitivo: nessuna idea si scarta a priori durante il brainstorming tra colleghi e capacità analitiche quantitative si fondono insieme per dare vita a questo approccio creativo sempre più utilizzato all’interno di startup innovative, progettazione di user experience, digital transformation e molto altro.
In poche parole, si può dire che:

il Design Thinking è la capacità di risolvere in modo creativo problemi complessi. 

Ecco perché stanno nascendo sempre più piattaforme digitali anche per supportare gli insegnanti di scuole elementari e di altri livelli di istruzione, al fine di investire in modo concreto sulla formazione delle giovani generazioni. Capacità analitica e attitudine creativa sono infatti due skill il cui sviluppo deve cominciare all’interno del sistema educativo, per formare i design thinker di domani.  

I tre criteri fondamentali che devono essere soddisfatti per creare valore e innovazione all’interno di un’azienda attraverso il Design Thinking sono:

  • I clienti: il personale aziendale e tutti gli altri attori coinvolti nel processo devono essere sempre pienamente soddisfatti;
  • La soluzione tecnica e organizzativa scelta deve rispondere ai principi di fattibilità ed efficienza;
  • Il processo attuato per trovare la soluzione deve essere sostenibile a livello economico per generare reddito.

Più il project team è composto da persone diverse tra loro per capacità e competenze, più aumentano le possibilità che il Design Thinking porti a qualcosa di unico e davvero innovativo. Via libera quindi all’uso di mappe concettuali grafiche, post-it sparsi per il tavolo, disegni e qualsiasi altra forma di ragionamento creativo che aiuti in ogni modo a stimolare la creatività del gruppo. Ogni idea sarà poi sviluppata in termini di opportunità e criticità e i problemi analizzati in un’ottica di opportunità e non trattati come un ostacolo insuperabile. 

Contesti di applicazione del Design Thinking

Tra i marchi più famosi a livello mondiale che hanno fatto propria questa metodologia ci sono nomi come Apple, Coca Cola, Philips, Vodafone, Allianz, TomTom e agenzie di design importanti come Frog Design e Fjord. Il modo di sviluppare le applicazioni deve essere sempre al passo con i tempi se si vuole mantenere alto il livello di innovazione della propria azienda e non lasciarsi sfuggire una fetta consistente di mercato. Le esigenze commerciali delle diverse linee di business devono necessariamente andare di pari in passo con le esigenze dell’IT, al fine di creare un punto di contatto tra chi sviluppa i software e gli utilizzatori ultimi. 

Design Thinking e Digital Transformation

Investire nelle potenzialità del design sta cambiando quindi, negli ultimi anni, anche il modo di produrre e di organizzare il lavoro. Società come Dropbox, IBM e LinkedIn hanno già investito in questo approccio assumendo all’interno dell’organico un buon numero di design thinker. Questi riescono infatti a procedere nel processo creativo e di crescita in modo strutturato, riuscendo a implementare in modo rapido soluzioni innovative per le realtà in cui operano. Adottare la formula del Design Thinking associato alla potenza della Digital Transformation vuol dire sforzarsi di trovare soluzioni liquide - perciò mai banali - e intelligenti, coinvolgendo clienti e fornitori secondo un nuovo modello multidimensionale di connettività tra pensiero, software e macchinari industriali.