Quo vadis, Bologna? Si potrebbe parafrasare così il celebre film del 2005 di Gabriele Salvatores – Quo vadis, baby? – ambientato proprio nel capoluogo emiliano. Dopo anni di sofferenza, infatti, il tessuto produttivo della città e della provincia, composto perlopiù da piccole e medie imprese manifatturiere, si sta riprendendo, come raccontano anche Silvia Menna e Federica Castellucci, Account manager della unit Finance & Administration di Bologna. «Abbiamo iniziato a intravedere dei segnali di ripresa già nel giugno 2014 – spiega Federica –: lentamente, le imprese sono ritornate a investire e oggi si respira maggiore ottimismo rispetto a qualche tempo fa». Le fa eco Silvia, che prosegue: «A settembre si è svolta qui a Bologna la quarta edizione di FARETE, una fiera dedicata alle imprese del territorio cui hanno partecipato anche Romano Prodi e Alberto Vacchi, Presidente della sezione locale di Unindustria: proprio quest'ultimo ha parlato di un mercato vivace e nuovamente in fermento».

Segnali positivi dal mondo del credito


Insomma, sembra che l'Emilia stia ritornando a correre. E il buon andamento del mercato si riflette anche sulle attività della unit Finance del capoluogo. «È sufficiente guardare al settore bancario, che dopo un periodo di stagnazione si è rimesso in movimento ed è ritornato a erogare mutui con una certa continuità – racconta Federica –. Alcuni dei nostri clienti più attivi sono proprio in questo settore: si tratta di banche locali, casse di credito cooperativo o società di servizi che collaborano con gli istituti bancari: ci richiedono profili di back office, laureati in economia e giurisprudenza con esperienza pregressa nel settore bancario e finanziario. In genere, cercano figure junior cresciute nella nostra provincia, dato che si tratta di realtà molto legate al territorio».

L'industria manifatturiera riparte


Anche le imprese metalmeccaniche, il cuore dell'industria locale, hanno ricominciato a lavorare a pieno ritmo, grazie al traino delle esportazioni: «Il profilo del classico impiegato amministrativo anche per queste realtà non è più sufficiente: oltre alle capacità contabili, è richiesta anche la conoscenza dell'inglese. Si amplia, quindi, il bagaglio di competenze richieste».
Le aziende poi tornano a investire sui giovani: «È aumentata la richiesta di stageur – spiega Federica –; le aziende ci chiedono ragazzi brillanti, con ottime votazioni di laurea e con una buona conoscenza della lingua inglese».
E che qualcosa stia cambiando è evidente anche dalla tipologia di assunzioni: «Negli ultimi tempi le imprese hanno assunto con contratti a tempo indeterminato, usufruendo così degli sgravi fiscali della Legge di Stabilità», conclude Silvia.
La via Emilia è tornata a sorridere.