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Fallimento in azienda

Durante l’Alumnus Day di Luiss 2018 è stato aperto un interessante dibattito sulla cultura del rischio, un concetto ben noto tra le giovani startup, ma che ancora fa fatica ad entrare all’interno delle grandi aziende italiane e non. Che cosa serve per creare un’azienda di valore? Prevedere il fallimento come parte del modello.

La trasformazione digitale e la maggiore richiesta d’innovazione vengono infatti troppo spesso frenate, specialmente all’interno delle grandi realtà, dalla paura di commettere errori o fare investimenti sbagliati. La cultura del rischio dovrebbe invece far parte di ogni azienda poiché contemplare l’errore vuol dire aprire la strada al cambiamento, con nuovi stimoli e know-how. Nel mondo delle startup il fallimento è invece già considerato una variabile da gestire necessariamente, così come ogni altro aspetto del modello di business. 

Secondo la recente ricerca HR Trends and Salary Survey 2018 il 44% delle aziende intervistate vede nell’errore la possibilità di apprendimento e miglioramento. Ma nonostante questo, resta un 32% che lo considera ancora un problema con valenza negativa. Il 24% degli intervistati pensa che può sempre capitare, mentre il 13% lo ritiene un danno e talvolta causa di richiami. 
La paura persiste soprattutto nel middle management e a livello impiegatizio, con un 10% di aziende che crede che l’errore debba essere evitato sempre in ogni caso. E il 9% di loro è convinto che se qualcosa va storto è un segnale di incompetenza professionale. 

Come gestire il fallimento in azienda?

Vediamo allora nello specifico quali sono i 3 passaggi fondamentali per gestire l’opzione del fallimento e trarne quindi beneficio.

  • Non demonizzare il fallimento. Far entrare la cultura del rischio all’interno di un’azienda vuol dire accettare la possibilità di sbagliare mentre si cerca di fare davvero innovazione. Non prevedere errori vuol dire intraprendere una strada già battuta da qualcun altro. Un approccio strutturato all’errore avvicinerebbe invece le aziende tradizionali al mondo delle startup. Come si evince dalla ricerca, “l’errore è sempre una fonte di apprendimento poiché mette in evidenza le criticità e stimola la ricerca di soluzioni”, fondamentale è prenderne atto e andare avanti. 

  • Affrontare gli errori uno dopo l’altro con attenzione e velocità. Per farlo servono metodo e disciplina, dedicando del tempo alla misurazione dei risultati e la verifica dei dati ottenuti. Organizzando dei meeting a cadenza fissa è infatti possibile parlare delle cose che non vanno nell’azienda, potendo in questo modo decidere di cambiare in modo rapido ed efficiente.

  • Evitare l’autoreferenzialità e aprirsi a stimoli e competenze esterne per riuscire a prevedere possibili soluzioni ai problemi che incontreremo nel nostro cammino innovativo, senza innamorarsi di un’idea a tutti i costi. Chi non ammette di poter sbagliare tende a non prevedere possibili errori, perdendo così la possibilità di ascoltare il parere degli altri e migliorare.