l'active ageing e una nuova cultura del lavoro

19/03/2015 17:56:53

Il nostro Paese sta cambiando a livello sociale e demografico: la popolazione invecchia e gli over 50 sono sempre di più. Anche nelle aziende

Gli over 50 in Italia saranno sempre di più. Lo testimoniano i dati dell'Istat, l'istituto di statistica del nostro Paese: nel 2034, infatti, saranno 22 milioni, 5 in più rispetto agli attuali. E anche in Europa, così come negli Usa e in Giappone, la situazione non cambia: tutto il mondo occidentale, complice l'aumento della speranza di vita e il basso tasso di crescita della popolazione dovrà far i conti con le sfide che derivano dall'active ageing. Uno scenario che investe naturalmente anche le aziende, che stanno già facendo i conti con questo fenomeno e che dovranno attuare efficaci politiche di age management in grado di rispondere a tre semplici domande: come comportarsi con i lavoratori più esperti? Come adeguare le mansioni all’aumento dell’età? Come valorizzare l’esperienza maturata in anni di lavoro?

Il ruolo degli over 50 nelle aziende

L'invecchiamento della popolazione attiva creerà, innanzitutto, ambienti di lavoro multigenerazionali: la convivenza tra senior e junior diventerà un elemento da non sottovalutare. Come ha recentemente ricordato Jacques van den Broek, Ceo di Randstad Holding, le aziende devono essere in grado di capire e soddisfare le esigenze dei propri lavoratori: i senior hanno necessità diverse dai più giovani, che sono più legati alle motivazioni e alle possibilità di crescita, ad esempio. Ma i lavoratori più esperti costituiscono una solida base per le aziende: sono responsabili, affidabili, conoscono i "trucchi del mestiere" e hanno familiarità con il contesto operativo e con le problematiche dell'azienda. Le aziende, quindi, non possono più aspettare: devono studiare le migliori soluzioni per trattenere gli over 50 e sfruttare al meglio le loro competenze.


Ecco come possono fare, secondo l'Osservatorio Randstad sull'active ageing coordinato dal professor Tiziano Treu:

  • ridurre o distribuire diversamente gli orari di lavoro;
  • alleggerire o modificare le mansioni;
  • promuovere carriere in maniera orizzontale con il passaggio da un ruolo a un altro equivalente;
  • modificare le politiche retributive per fare in modo che i lavoratori più esperti non costino troppo alle aziende e non corrano così il rischio di essere sostituiti facilmente;
  • pianificare il percorso di uscita graduale del lavoratore dall’azienda;
  • promuovere attività di prevenzione riguardo a salute e stili di vita.

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