la mindfulness, ovvero l'arte della consapevolezza

17/12/2015 15:11:35

Una palestra per allenare la mente. Ma anche un processo che consente di abbattere lo stress, raggiungere migliori risultati e incrementare resilienza e flessibilità. È la mindfulness, una pratica che si sta facendo strada sempre di più anche in azienda

Vivere nel qui e ora, con un metodo preciso per farlo. È il perimetro nel quale si muove la mindfulness, traduzione inglese della espressione sati, che in pali, un'antica lingua indiana, significa “ricordare” e “attenzione consapevole”.
Knowledge360 ha quindi chiesto a due esperti di Randstad HR Solutions di accompagnarci alla scoperta di questa disciplina e ai suoi possibili utilizzi, sia a livello individuale che aziendale: Elena Zucchi e Iacopo Camozzo Caneve, istruttori di mindfulness secondo le linee guida e i criteri del protocollo scientifico messo a punto da Jon Kabat-Zinn e riconosciuti dall’Associazione Italiana Mindfulness (AIM).

Dottoressa Zucchi, partiamo da lei. Che cos'è la mindfulness?

«La mindfulness è una pratica esperienziale che conduce alla possibilità di essere presenti, aumentando la consapevolezza di quello che sentiamo e delle nostre reazioni. È una qualità dell’attenzione che tutti possiedono, ma di cui ci si dimentica. Non c’è nulla da inventare, va solo ricordata e allenata nella sua semplicità. Sul lavoro aiuta a sviluppare capacità utili a gestire incertezza e cambiamento continuo, come la resilienza e la flessibilità, e a non ingigantire le criticità».

In che contesto nasce?


Zucchi: «Nasce negli anni ’80 nella clinica  per la riduzione dello  stress dell'Università del 
Massachusetts negli Stati Uniti, dove il biologo molecolare e professore di medicina Jon Kabat-Zinn propone di sperimentare esercizi di consapevolezza e meditazione con i pazienti dell’ospedale. Via via il progetto viene esteso anche a tutto il personale medico e paramedico, professioni tipicamente caratterizzate da forte stress».

Dottor Camozzo, come si arriva al passaggio in azienda?


«Ospedali e scuole negli Stati Uniti sono state le prime aziende ad aver praticato la mindfulness, che poi si è diffusa in alcune multinazionali; da qualche anno sta nascendo un interesse sempre crescente anche in Italia.
L’applicazione della mindfulness in azienda fornisce alle persone strumenti concreti per affrontare meglio i complessi stimoli quotidiani, rispondendo agli stessi in modo consapevole e non reattivo o automatico. Favorisce, infatti, la crescita di alcune capacità del potenziale individuale quali l'attenzione, la concentrazione, la focalizzazione sul compito,  l'apprendimento, la riflessività, il pensiero laterale, l'uso ottimale delle proprie risorse. Inoltre promuove lo sviluppo di una consapevolezza profonda e di un maggior equilibrio personale, utili per una interpretazione del proprio ruolo professionale centrata e piena e per lo sviluppo di una leadership autentica e integrativa. Facilita anche un ambiente organizzativo caratterizzato da benessere personale e professionale e riduce i livelli elevati di stress che impattano sulla performance.
Essendo una pratica con un vasto ambito di applicazione, non è specificatamente rivolta a una determinata popolazione aziendale, ma può essere utile trasversalmente per differenti ruoli organizzativi.».

Quali sono i risultati generali della pratica?


Camozzo: «Seguendo il protocollo scientifico di otto incontri settimanali di 2 ore e mezzo l’uno e 40 minuti di esercizi giornalieri a casa, si è registrata una riduzione dello stress percepito e una capacità progressiva di presenza sul qui e ora, con maggior utilizzo delle proprie potenzialità.
Ci sono numerose evidenze su questi effetti misurabili e l’interesse è crescente da parte della comunità scientifica. È ormai dimostrato che ha un potere trasformativo sulla mente e su alcune funzioni del cervello, come l’amigdala, che è il centro della paura. Praticando la mindfulness, si attiva la parte sinistra del cervello, che tende ad avvicinarsi ai fatti del mondo anziché allontanarsi e si rinforza il sistema immunitario. Di fatto, agisce a livello fisiologico, emotivo e mentale, producendo cambiamenti organici stabili nel cervello, utili per la gestione di elevati livelli di complessità e di stress».

La crescita dell'interesse verso questa disciplina anche in Italia può essere un effetto della crisi e del fatto di trovarsi impreparati alle nuove sfide?


Zucchi: «Può essere, sì, ma è anche la maturità dei tempi. In azienda la mindfulness è utile in tutte quelle situazioni in cui ci si sente schiacciati dall’emergenza, dagli imprevisti, dall’incertezza e dal multitasking imperante. Non risolve né riduce i problemi, ma allena a “rispondere” alle situazioni, anziché reagirvi in modo automatico secondo i soliti schemi.
Nel concreto, per esempio, invece di alimentare lo stress con resistenze e pensieri negativi, la mindfulness supporta nello svolgere un compito dopo l’altro, anche complesso, con più concentrazione ed efficacia. Flessibilità e resilienza, come capacità di affrontare le difficoltà, si sviluppano naturalmente nella pratica.
Per cercare di andare incontro alle specifiche necessità del mondo aziendale, con Randstad stiamo sperimentando anche modalità alternative rispetto al protocollo classico, che possano coniugare gli assunti metodologici di fondo dell’Mbsr (mindfulness based stress reduction, ndr) con la maggior flessibilità e snellezza spesso richieste dalle organizzazioni».