la maternità come allenamento alla leadership

18/11/2015 15:04:09

Prendere decisioni in modo efficace e veloce, pazienza, capacità di ascolto, intuitività: ci sono competenze fondamentali in azienda che madri e padri sviluppano in modo naturale nella loro esperienza di genitori. Un dato di fatto che il programma Maam (Maternity as a master) si propone di valorizzare nelle organizzazioni

Guardare alla maternità con nuovi occhi. Come esperienza di leadership, di allenamento alla gestione del cambiamento e alla presa di decisioni in modo veloce ed efficace e non, come spesso accade, come silenziosa uscita di scena. Soprattutto in Italia, dove il tasso di occupazione femminile è molto basso rispetto alla media europea e lo svantaggio è particolarmente forte per le madri, come sottolinea Neodemos, il network online che analizza e studia le tendenze demografiche e sociali del nostro Paese.

Il progetto Maam - Maternity as a Master

Nonostante non si ponga mai l’attenzione su questo aspetto, l’esperienza di cura dei figli attiva risorse ed energie nuove in condizioni mutevoli e complesse ed è una preziosa palestra per esercitare la leadership e tradurla in azienda: i genitori, insomma, sono veri e propri leader naturali. E’ quello che stanno cercando di fare Andrea Vitullo e Riccarda Zezza, autori di La maternità è un master che rende più forti uomini e donne (Bur 2014), con programmi aziendali (MAAM – Maternity as a Master) sul potenziale che madri e padri esprimono nell’esperienza genitoriale e sul valore che potrebbero portare in azienda, se solo ne fossero più coscienti e incontrassero un ambiente più favorevole.In particolare, i due autori sottolineano la capacità di gestire il cambiamento continuo in modo resiliente, con il giusto mix di flessibilità e fermezza, e individuano sei competenze di problem solving, che il genitore sviluppa quando si trova a scegliere e decidere per sé e per un’altra vita.

Dalle competenze genitoriali alle competenze di leadership

Ecco le sei competenze di problem solving sviluppate dalla genitorialità:

1) Responsabilità


Prendere decisioni vuol dire rispondere alle richieste dell’ambiente. Quella genitoriale è una doppia responsabilità: si è responsabili verso il mondo del figlio (la scuola, gli amici, lo sport) e si è responsabili del proprio mondo verso il figlio, che va protetto da dinamiche per lui incomprensibili. Prendersi cura in modo costante di un’altra persona fa diventare adulti anche sul lavoro. Si diventa più sicuri, assertivi, decisi nell’affermare e difendere le proprie opinioni.

2) Velocità

L’esperienza della cura rende più abili a semplificare la complessità per trovare una chiave di lettura. Si impara a leggere velocemente, a scegliere cosa conta e a decidere cosa usare. Da ricerche e focus group emerge la naturale velocità delle donne e di chi ha vissuto l’esperienza della genitorialità nell’analizzare “big data”, ovvero database informativi complicati da leggere e decifrare.

3) Intuitività

È un sapere legato da un lato alla competenza della velocità (divento intuitivo se sono capace di elaborare più informazioni in modo veloce), dall’altro di origine trascendente, come capacità di entrare appieno nella realtà. L’intuizione non è qualcosa di innato, ma arriva quando si è del tutto presenti in una conversazione, nell’ascolto di un pianto o di una qualunque richiesta.

4) Capacità di sbagliare

La genitorialità è una condizione del tutto nuova nella quale si prova, si sbaglia, si reimposta. Ogni decisione è situazionale: è ciò che, passando attraverso le prime tre competenze, è necessario fare in un preciso momento rispetto a una determinata lettura della realtà. E, giusta o sbagliata che sia, fa accadere delle cose. Poi la si può ottimizzare, mettere in discussione e, se necessario, cambiare del tutto.

5) Coinvolgere

Significa ascoltare, entrare in empatia, mettere in circolo sia sicurezze, sia perplessità. Saper leggere problemi e opportunità insieme agli altri. Condividere visioni, intenzioni, obiettivi, ansie e opportunità.

6) Sapersi mostrare vulnerabili

Forza e fragilità compongono e nutrono l’analisi del problema, la ricerca dell’opportunità risolutiva, della decisione saggia.

Leader si diventa

Ma allora bisogna essere per forza genitori per essere buoni leader? Non necessariamente, rispondono gli autori: non tutti i genitori acquisiscono automaticamente competenze manageriali nel crescere i propri figli, così come si può essere leader naturali anche con altre attività di cura, come il volontariato e l’assistenza ai propri genitori e nipotini. La maternità è solo la più frequente e diffusa esperienza di cura intensa e tra le più problematiche sotto il profilo lavorativo.
Ne è convinta anche Mery Lombardo, Sales Manager Outplacement di Randstad HR Solutions, che ci ha raccontato la sua esperienza: «Mi sono resa conto in vacanza, con mio figlio di 4 anni, che era come se fossi a un corso esperienziale di management, con la negoziazione al supermercato, la gestione del tempo, la condivisione degli obiettivi per evitare l’imposizione delle cose. Credo che per i genitori il momento del rientro al lavoro acquisirebbe un maggior significato se avessero la possibilità di partecipare a corsi per acquisire consapevolezza dell’esperienza vissuta e metterla in circolo per creare valore nella propria organizzazione».