jobs for youth: come includere la generazione z nella ripresa economica [white paper]

06/11/2014 16:53:57

Nel mondo, i giovani fra 15 e 24 anni fanno oggi più fatica a trovare un lavoro rispetto al 2007. Ancora più preoccupante è il fatto che il numero di giovani che non studiano e non sono inseriti nel mercato del lavoro continua a crescere. Nel 2018 si stima che il tasso di disoccupazione giovanile globale salirà al 12,8%. E tale cifra non inquadra tutta la situazione, poiché molti giovani che hanno abbandonato il sistema educativo non compaiono nemmeno nelle statistiche sull’occupazione.

Il rischio di avere un’intera generazione segnata negativamente e a lungo termine ha portato molti governi a prendere misure decise, come il finanziamento di programmi per l’occupazione giovanile. Ma i programmi governativi non possono, da soli, risolvere il problema; occorrono sforzi coordinati da parte di tutti gli stakeholder, comprese le aziende, i sindacati, le ONG e naturalmente i giovani stessi.

Analizzando la situazione in profondità, ci sono diversi fattori chiave che contribuiscono all’innalzamento della disoccupazione giovanile:

Una generazione segnata

Per i giovani poco qualificati, soprattutto quelli che hanno lasciato la scuola senza ottenere un titolo di studio, fallire nella ricerca del primo lavoro o nel mantenerlo può avere conseguenze negative a lungo termine sulle possibilità di carriera future.

Qualità del lavoro

La sfida maggiore per le economie emergenti riguarda la qualità del lavoro disponibile per i giovani. Lo studio Flexibility@Work 2014 conferma che nei paesi emergenti, in cui le politiche attive al lavoro e di welfare sono deboli, un grande numero di giovani si trova a fronteggiare una disponibilità di soli lavori di bassa qualità e, molto spesso, anche il sommerso.

‘Skills Mismatch’: il disallineamento delle competenze

Al fianco di una parte di popolazione giovane con alto livello di qualificazione e di competenze coesiste un’altra parte che possiede competenze e livello di formazione insufficienti per il mercato del lavoro, come mostra la ricerca Into the Gap. Sempre di più, poi, una disoccupazione di lungo termine porta a un ‘invecchiamento’ delle competenze, fenomeno che contribuisce al mismatch. 

Vulnerabilità

I giovani coinvolti in questa situazione possono essere divisi in due gruppi, il primo composto da ragazzi estromessi dal mercato del lavoro e il secondo da giovani poco integrati nel mercato stesso, che spesso hanno le qualifiche, ma non le competenze necessarie, per un avanzamento di carriera.

Cooperazione

Per fortuna, questa situazione ha anche un lato positivo. Il riconoscimento delle competenze e un mercato del lavoro più inclusivo sono fattori chiave per aiutare i giovani e per migliorare la situazione globale. Come detto, occorre agire al di là dei programmi finanziati dai governi. Aumentare l’occupazione giovanile richiede una profonda conoscenza del mercato del lavoro e dei suoi problemi, che variano da paese a paese.
Una possibile ricetta globale è esposta nel white paper
Jobs for youth disponibile per il download. Il report contiene esempi e possibili soluzioni per combattere la disoccupazione giovanile.