il lavoro accessorio in italia: profili delle aziende e dei lavoratori

01/06/2016 11:08:56

Veneto Lavoro, ente strumentale della Regione Veneto che offre servizi qualificati in tema di progettazione, gestione e valutazione delle politiche del lavoro, ha condotto una ricerca in collaborazione con l’INPS sul diffuso utilizzo dei voucher verificatosi negli ultimi anni con l’obiettivo di individuare e comprendere sia il profilo dei committenti (tipologie di datori di lavoro, intensità e persistenza del ricorso ai voucher) che il profilo dei lavoratori (principali caratteristiche anagrafiche e percorsi nel mercato del lavoro).

I tassi di crescita del lavoro accessorio in Italia

Dalla ricerca sono emersi i seguenti dati generali sulla diffusione dei voucher:

  • nel 2015 sono stati venduti 115 milioni di voucher, i quali una volta riscossi daranno luogo a circa 860 milioni di compensi ai lavoratori e a circa 150 milioni di contributi a fini previdenziali;
  • il numero di voucher riscossi da lavoratori che hanno prestato attività di lavoro accessorio concluso nel 2015 è pari a quasi 88 milioni, il cui importo è relativo a voucher venduti in parte nello stesso anno in parte in precedenza;
  • nel periodo 2008-2015 la crescita dei voucher risulta continua e particolarmente intensa nel periodo più recente;
  • in Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, si è venduto il 43% dei voucher.

Profilo dei lavoratori
L’analisi effettuata ha evidenziato che nel periodo 2008-2015 i prestatori distinti di lavoro accessorio sono stati 2,5 milioni. Nel solo anno 2015 il costo totale del lavoro accessorio in Italia è stato pari a circa lo 0,2% del costo totale del lavoro dipendente privato non agricolo (variando tra lo 0,5% della Sardegna  e lo 0,1% del Lazio e della Campania).
In relazione ai dati anagrafici dei lavoratori, l’età media nel 2015 risulta pari a 36 anni. Le donne sono in maggioranza e l’incidenza dei lavoratori non comunitari risulta allineata ai parametri generali del lavoro dipendente.
Il tasso di ripetizione, ossia la probabilità che un prestatore di lavoro occasionale ripeta tale condizione anche nell’anno successivo, è circa del 50%.  In relazione, invece, al  valore dei voucher, i lavoratori che hanno percepito più di 1.000 euro netti ( pari a 133 voucher) risultano 207.000 mentre coloro che hanno percepito meno di 500 euro ( pari a di 66 voucher) risultano quasi un milione (tra questi 213.000 hanno percepito da 1 a 5 voucher nell’anno).
La ricerca ha anche mostrato la collocazione nel mercato del lavoro dei prestatori di lavoro accessorio, i quali nel 2015 sono stati classificati in base alla loro condizione previdenziale. I gruppi rilevanti risultano i seguenti:

  • pensionati (8%): tre su quattro sono pensionati di vecchiaia;
  • soggetti mai occupati (14%): si tratta essenzialmente di giovani (la media è di 20 anni) e la presenza delle donne è intorno al 60%;
  • silenti (23%): trattasi di ex occupati la cui età media è pari a 37 anni; anche in questo caso la quota di donne è maggioritaria (57%);
  • indennizzati (18%): sono essenzialmente percettori nel 2015 di Aspi, MiniAspi o Naspi; in questo gruppo prevale la componente maschile e  l’età media è pari a 37 anni;
  • occupati presso aziende private (29%): trattasi di occupati con contratto di lavoro a tempo indeterminato e full time (26%);
  • occupati a tempo indeterminato e part time (28%);
  • occupati, soprattutto giovani, con contratti a termine (46%);
  • altri occupati (8%): sono prevalentemente lavoratori domestici, parasubordinati, operai agricoli, lavoratori autonomi, casse professionali, dipendenti pubblici; l’età media è pari a 40 anni.

Profilo dei committenti
Con riferimento ai datori di lavoro, nel periodo 2008-2015 i committenti che hanno utilizzato i voucher per regolare le prestazioni di lavoro sono stati 816.000. Nel solo anno 2015 sono stati 473.000 di cui il 49% al primo anno di utilizzo del lavoro accessorio.
In relazione al tasso di ripetizione, dei 473.000 committenti del 2015 il 49% era al primo anno di utilizzo del lavoro accessorio. La quota di committenti che utilizza il lavoro accessorio per un anno solo è pari a circa il 40%. Con riferimento, invece, all’intensità dei voucher, mediamente ogni committente ha speso poco meno di 2.000 euro.
La ricerca evidenzia anche un utilizzo marginale dei prestatori di lavoro accessorio da parte del 64% dei committenti: fino a 5 prestatori e in media fino a 70 voucher all’anno.
Anche nel caso dei committenti la ricerca ha mostrato la loro collocazione nel mercato del lavoro nel 2015:

  • aziende dell’industria e del terziario con dipendenti: circa 250.000 aziende;
  • agricoltura: aggregando sia le aziende agricole con dipendenti sia gli agricoli autonomi, i committenti di lavoro accessorio risultano 16.000;
  • artigiani e commercianti senza dipendenti: quasi 65.000;
  • un gruppo di committenti, per i quali l’attività di classificazione è ancora in corso, formato da circa 145.000 soggetti, equamente divisi tra persone giuridiche e persone fisiche.

Come affermato dal Direttore di Veneto Lavoro, Tiziano Barone, “dalla indagine emerge che il 50% dei voucher viene speso all’interno dei profili previsti dalla normativa del lavoro accessorio. Il restante rischia di rappresentare un percorso di inserimento nel mercato del lavoro o di integrazione al reddito senza tutele presenti e future. In particolare è preoccupante il numero di disoccupati coinvolti nel lavoro accessorio ed è a loro che deve rivolgersi la nostra attenzione per un preciso coinvolgimento nelle politiche attive”.
Le slide della presentazione e dossier statistico sono disponibili nei siti www.inps.it e  www.venetolavoro.it