il buon manager in 10 mosse

02/10/2015 11:21:41

Competenze tecniche e razionalità non sono più sufficienti. Un dirigente valido, oggi, deve essere in grado di saper gestire l'emotività all'interno della sua organizzazione. Lo psicologo Roberto Tassan indica la strada da seguire

Il manager. Che caratteristiche deve avere oggi per essere efficace nel proprio ruolo, in un contesto sempre più sfidante e destabilizzante che impatta sul clima aziendale e, di conseguenza, sulla produttività? Un manager capace deve saper elaborare piani e strategie e saper coordinare e controllare. Ma non solo: deve anche coltivare le cosiddette soft skill, l’insieme di abilità e capacità trasversali che riguardano il “saper essere” e la dimensione emotiva e affettiva delle relazioni e dei comportamenti.

La gestione dell'emotività

Un manager, oggi, deve essere in grado di portare “a bordo” i collaboratori, favorire lo sviluppo del lavoro di squadra, mantenere alti e costanti motivazione e coinvolgimento e governare i timori legati al futuro. Un'organizzazione, infatti, è composta da persone che agiscono unendo razionalità ed emotività, aspetti che non si possono trascurare nella gestione del team né nel rapporto one to one. Prima di tutto, quindi, il capo deve saper governare l'emotività, propria e altrui, perché al mito del manager freddo e razionale non crede più nessuno e, soprattutto, questo non è un atteggiamento funzionale all’impresa.

Il decalogo del buon manager

Nel recente volume Il manager emozionale. La gestione eccellente delle emozioni nei luoghi di lavoro (FrancoAngeli 2015), lo psicologo esperto di pragmatica della comunicazione e analisi transazionale Roberto Tassan offre un vademecum che qui proponiamo in 10 punti. Che cosa fa dunque il manager eccellente per migliorare la qualità delle relazioni?

  • Segnala ciò che non va senza troppa severità e non contesta mai la persona, ma solo il comportamento: se l’errore è dovuto a scarsa competenza ma nota nel collaboratore buona volontà, programma interventi formativi. 
  • Incoraggia a trasformare critiche e lamentele in proposte costruttive, che abbassano il livello di frustrazione dei collaboratori.
  • Controlla le proprie emozioni nella lotta incessante tra neocorteccia (funzioni logico-razionali) e amigdala (memoria emotiva ed emozioni). La moderazione è sempre auspicabile, con argomentazioni corrette e non contestabili, per trarne autorevolezza e credibilità.
  • Fa un’autodiagnosi periodica di competenze e professionalità sia tecnica sia comportamentale. L’essere umano progredisce o regredisce, per cui è richiesto un continuo miglioramento professionale, culturale, emozionale.
  • Assegna traguardi sfidanti, ma raggiungibili. Imporre obiettivi chiaramente irraggiungibili crea frustrazione e troppa severità al riguardo fa scappare i migliori.
  • Delega i compiti esecutivi e operativi e si concentra su progettazione, innovazione e creatività. Il manager accentratore che mette il naso dappertutto non fa bene il proprio mestiere e crea malumore nei collaboratori. 
  • Non ricerca la perfezione, non pretende di essere sempre nel giusto, di non sbagliare mai e di avere sempre ragione: volerla ottenere a tutti i costi spesso porta a negarla agli altri, fa rifiutare le osservazioni e non fa ammettere i propri errori.
  • È franco e onesto nella comunicazione e non fa sorgere dubbi infondati, che sono la prima causa di un clima aziendale sgradevole. Se invece timori e incertezze sono fondati, li espone con chiarezza e sincerità in modo che sia più facile affrontarli. 
  • È attento al proprio benessere psicofisico e a quello dei suoi collaboratori, che non sottopone a un numero di ore di lavoro eccessive se non nelle emergenze. È a conoscenza, infatti, che il pericolo di stress e burn out è sempre presente e che ogni risorsa deve avere una vita personale con affetti, amicizie e attività culturali che la completino come individuo e come lavoratore.
  • Comunica bene, con un linguaggio verbale e non verbale empatico, curando anche i dettagli in sede di riunione o colloquio. Al tempo stesso, fa attenzione ai messaggi verbali, non verbali ed emotivi dei suoi collaboratori: se coglie un disagio, cerca di approfondirlo aiutandosi con domande mirate.

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