il progresso è una partita che non si può guardare solo dalla panchina.

07/01/2020 11:30:00

La parola Luddismo ha una storia molto strana alle spalle, quasi leggendaria: nasce dal nome di un operaio britannico forse mai esistito, Ned Ludd, il quale nel 1779 avrebbe spaccato un telaio in segno di protesta.

Perché il buon Ned avrebbe spaccato un telaio?

Perché nel 1733 venne inventata da John Kay la “spoletta volante” ovvero un congegno per consentire la tessitura automatica.

Di fatto, dopo che la nuova spoletta fu capita e industrializzata, il numero di operai necessari nelle fabbriche calò drasticamente. La spoletta volante diede il via alla rivoluzione industriale, di cui i telai meccanizzati furono il simbolo sia del progresso delle macchine sia della perdita di posti di lavoro degli operai.

Ecco perché Ludd spaccava i telai, perché i telai meccanizzati sostituivano i suoi colleghi operai che si trovavano da un giorno all’altro senza lavoro.

Cosa ci rimane oggi del movimento luddista? Nulla, se non una voce su Wikipedia.

Su queste premesse è partita la serata organizzata da Randstad all’Allianz Stadium di Torino con Juventus ed in particolare con Leonardo Bonucci. Non solo non rimane nulla di un movimento che ha cercato di fermare il progresso ma il progresso non può essere fermato, quindi ci dobbiamo organizzare per capirlo, cavalcarlo e farne un uso consapevole, senza paura e senza isterismi.

La serata si è basata su alcuni punti fermi, delle keyword che sono quelle che identificano direttamente le chiavi per riuscire a “cambiare senza spaccare telai”, i cardini su cui Randstad lavora nelle aziende: cambiamento, mindset, consapevolezza e reverse mentoring.

Tutti questi temi sono stati esplosi con Bonucci, trovando delle similitudini (e credetemi, sono moltissime) tra mondo dello sport professionistico e mondo del business.

Cambiamento

Il cambiamento, al contrario di quanto accadeva gli anni precedenti, è un fenomeno in divenire, fluido e che accelera invece di rallentare.

Se un tempo si poteva pensare di studiare, prendere una laurea ed essere arrivati, oggi la laurea è un punto di partenza per una formazione continua che durerà tutta la vita.

A Bonucci ho chiesto: “se qualcuno, come successo a te, dice che come attaccante non saresti efficace come se fossi un difensore, tu devi iniziare a PENSARE da difensore. Qual è il percorso interiore che si deve fare per cambiare?”.

La risposta di Leonardo è stata saggia, mi ha detto che si deve interiorizzare e poi si deve iniziare a pensare da altri punti di vista… facile a dirsi…

Come vedete il cambiamento non è un interruttore ma un percorso, un percorso che ci porta al prossimo punto. 

Mindset

Bonucci ha spiegato che non puoi cambiare se non sei predisposto a farlo. Se Ned Ludd avesse avuto una predisposizione al cambiamento forse avrebbe iniziato ad usare i telai, o avrebbe trovato un modo nuovo di utilizzarli invece di romperli. La predisposizione al cambiamento ha due facce, una riguarda noi come individui e una riguarda l’ambiente in cui viviamo, come per esempio l’azienda in cui lavoriamo.

Sara Portolano (Delivery manager Career Management di Randstad), intervistata dopo Bonucci, ha giustamente detto che ci sono persone estremamente portate al cambiamento ma che non hanno un ambiente adatto o che addirittura viene prospettato per loro un cambiamento che non va verso le loro attitudini.

Non è con l’aumentare di grado o di stipendio che si mette una persona nella condizione di lavorare meglio.

Consapevolezza

E di nuovo, ci colleghiamo alla parte precedente. Se Bonucci ha detto che la sua consapevolezza è stata capire chi ascoltare (non tutti i consigli sono BUONI consigli) sempre Sara Portolano ci ha raccontato del caso di “promozione” più disastroso a cui lei abbia assistito: all’interno di un’azienda un dipendente è stato promosso a una mansione meno operativa e più manageriale senza tenere conto dell’attitudine “tecnica e sul campo” di questa persona, proprio perché questa persona non era mai stata pienamente consapevole della propria predisposizione.

Reverse mentoring

La parte per me più divertente è stata quando ho potuto dire a Bonucci che non è più giovane, parlando di reverse mentoring.

Sì, perché oggi ci troviamo in una situazione del tutto nuova, ovvero la necessità di fare convivere diverse generazioni sul posto di lavoro, necessità dovuta al fatto che si lavora per sempre più tempo. Il “largo ai giovani” è una frase che si addice poco al mondo del lavoro per come è strutturato oggi, ma chi ci dice che i ragazzi non abbiano di che insegnarci?

Leonardo ci ha infatti raccontato che per il suo ruolo è FONDAMENTALE essere circondati da giovani che con il loro entusiasmo e la loro carica ti danno tutti i giorni un motivo per continuare a fare quello che fai ad alti livelli, ma nelle aziende è la stessa cosa.

Quante sono le cose che i ragazzi possono fare (e fanno meglio) delle persone che ragazzi non sono più? Da una parte abbiamo l’esperienza ma dall’altra abbiamo delle skills innovative che, per loro stessa natura, sono nuove e sono presenti solo nelle giovani generazioni.

Gestire un’azienda oggi è forse più difficile che in passato ma come ha detto Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia, non sta scritto da nessuna parte che l’esperienza sia l’unico valore così come non è detto che l’entusiasmo sia l’unico ingrediente necessario per un’azienda di successo.

Il giusto mix, l’equilibrio tra nuove caratteristiche ed esperienza e l’alchimia tra la consapevolezza e l’approccio al cambiamento sono i fattori che rendono un’azienda di successo o meno.

È forse più difficile fare impresa oggi di un tempo, ma è anche molto più affascinante e, se si riesce a farla bene, anche molto più rinfrancante per noi, per chi lavora con noi e per le persone che fanno parte del nostro ecosistema.

Fermare il progresso è come fermare il mare con le mani.

Rudy Bandiera

Divulgatore, scrittore, consulente e TEDx speaker: sviluppa strategie e aiuta aziende e professionisti a generare fiducia e a comunicare in modo efficace online.
Ha tenuto lezioni, master e seminari un po’ ovunque, tra questi a IED, Ca' Foscari, UNIBO ed UNIFE, CUOA business school, e ha insegnato “teorie e tecniche di digital public relation” all’Università IUSVE, a Venezia e Verona.
Come relatore ha preso parte a decine di eventi di portata nazionale compresi il TEDx di Bologna, il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati ed ha inoltre presentato -tra gli altri- eventi ufficiali di Google o il TEDx di Roma.
Socio fondatore insieme a Riccardo “Skande” Scandellari di NetPropaganda, un laboratorio academy che si occupa di accompagnare aziende e privati nel creare la propria identità nel mondo digitale.
Ha scritto 4 libri su comunicazione digitale e tecnologia:
- Rischi e opportunità del Web 3.0
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