i lavoratori italiani vedono l'intelligenza artificiale come un'opportunità: la ricerca.

21/02/2019 16:43:52

L’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro e dei servizi per le risorse umane, ha esaminato nel dettaglio il rapporto tra i lavoratori italiani e l’intelligenza artificiale. Lo studio è stato condotto prendendo come campione 405 lavoratori tra i 18 e i 67 anni, provenienti da 34 Paesi differenti, che svolgono un’attività di almeno 24 ore a settimana con queste nuove tecnologie. L’80% degli intervistati ha dichiarato di vedere l’intelligenza artificiale come un vantaggio e il 65% pensa che l’uso di AI avrà un impatto positivo sul proprio lavoro entro i prossimi 10 anni. Scopriamo meglio nel dettaglio cosa pensa davvero chi lavora tutti i giorni a stretto contatto con l’AI. 

Nonostante i lavoratori italiani abbiano manifestato un atteggiamento positivo nei confronti dell’intelligenza artificiale, è stata sottolineata più volte una forte carenza di offerta e padronanza in termini di competenze digitali. Se da una parte è stato affermato che l’AI è un’opportunità per il proprio lavoro ed è sentita come uno stimolo a imparare nuove mansioni, sembra però che le skills digitali non siano ancora abbastanza forti per guidare un vero e proprio cambiamento culturale dell’azienda. Tra i 34 Paesi presi in considerazione, l’Italia si posiziona infatti in 12° posto riguardo la fiducia nei confronti di questa tecnologia sul mondo del lavoro. A livello europeo si registra comunque grande ottimismo in Grecia e Portogallo, dove la maggior parte dei lavoratori è fermamente convinto dell’impatto positivo dell’intelligenza artificiale. 

“Dalla ricerca emerge come sia cambiata la percezione dell’intelligenza artificiale fra gli italiani poiché – ha commentato Marco Ceresa, Amministratore delegato Randstad Italia – è vista non più come un pericolo ma bensì come un’opportunità”.

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Fondamentale saranno ancora una volta le strategie da mettere in atto sul piano della formazione delle aziende. C’è infatti ancora molta strada da fare per cambiare i modelli di istruzione italiani e orientarli verso l’acquisizione di competenze digitali delle quali non si può ormai fare più a meno.

Il 50% dei lavoratori intervistati pensa che le università italiane non siano in grado di preparare gli studenti in ottica digitale e in questo senso anche le organizzazioni dovrebbero fare di più. Il settore HR è chiamato a gestire questo cambiamento culturale e sociale, spingendo le aziende in cui operano verso progetti a lungo termine che facciano dialogare insieme lavoratori, scuole e imprese per l’affermazione di una trasformazione digitale concreta. 

L’87% dei lavoratori italiani chiede, infatti, di avere l’occasione di acquisire più competenze digitali per garantire la propria occupabilità in futuro. Delusi dal mondo della scuola, sempre più spesso gli italiani si rivolgono alle imprese per ricevere quella formazione digitale di cui sentono il bisogno. La soluzione dovrebbe essere quindi investire sulla formazione del personale, accorciando il divario tra giovani e senior, per non farsi trovare impreparati in futuro. Le imprese che investono sulle tecnologie legate all’AI in Italia sono ancora poche e puntare su intelligenza artificiale e machine learning sembra ormai un imperativo per essere sempre più competitivi.