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Creare una cultura aziendale in cui formazione aziendale e apprendimento continuo sono un must è uno degli elementi strategici in grado di garantire all'impresa la capacità di rimanere competitiva e crescere nel tempo. La formazione, per altro, non porta solo vantaggi immediati di crescita professionale.

Se proposti correttamente, infatti, i corsi formativi hanno la capacità di coinvolgere i dipendenti che interpretano questa disponibilità come un'attenzione dell'azienda nei loro confronti. Purtroppo, non è sempre facile inserire in un contesto competitivo e di grande impegno imprenditoriale il giusto spazio per seguire corsi, studiare e, apprendere nuove nozioni.

In molti casi si dice che il tempo è tiranno, una frase ancora più vera all'interno di un contesto lavorativo. Tuttavia, la capacità di integrare la propria offerta con un buon percorso di formazione può realmente fare la differenza.

A dimostrarlo sono i dati del Randstad Employer Brand Research 2021.

quando fare formazione aziendale.

In linea strettamente teorica, il bisogno di corsi di formazione viene spesso condiviso tanto dal management quanto dal personale. Le buone intenzioni si scontrano però con la dura realtà lavorativa, che obbliga a rinunciare a questa occasione per necessità di ottimizzare le ore di lavoro.

Tra le prime attività “tagliate” figura proprio il tempo dedicato alla crescita professionale mediante lo studio. Davanti a questo tipo di prospettiva non bisogna però arrendersi. Anzi, proprio a causa di queste difficoltà logistiche sarebbe necessaria una pianificazione anticipata del training aziendale.

Considerare a monte il proprio calendario annuale, prevedendo già quali saranno i periodi sovraccarichi di appuntamenti e impegni, permetterà di stilare un piano di lavorazione verosimile, modulato sulle esigenze dell’intera organizzazione aziendale.

Per molte imprese, ad esempio, sarebbe inutile (se non dannoso) ipotizzare del tempo per un percorso formativo nell’ultima fase dell’anno, a cavallo fra le feste natalizie e il Capodanno, quando c’è da fare i conti con l’inevitabile inventario. Allo stesso modo risulterebbe difficile pianificare delle lezioni nei mesi di luglio e agosto dove si sommano le richieste di ferie.

Scegliere il “quando” è, quindi, un primo passo fondamentale per settare obiettivi che siano realistici e raggiungibili.

formazione aziendale ed esigenze del singolo lavoratore.

Le difficoltà possono non essere solo una questione di tempo, spesso è anche necessario riuscire a modulare il training aziendale secondo i diversi bisogni dei dipendenti. Infatti, oltre alle necessità legate allo sviluppo e ai bisogni dell’azienda, entrano in gioco anche gli interessi professionali dei singoli.

Alcuni, ad esempio, possono coltivare, legittimamente, l’aspirazione di voler acquisire maggiori informazioni in ambiti di loro specifico interesse (leggi anche: skilling, reskilling, upskilling). Insomma, dopo il “quando” è necessario pianificare con attenzione anche “quali” sono i corsi che si vogliono proporre e - sapientemente - modulare l'utilità di ogni intervento formativo

le tante facce della formazione aziendale.

Un'attività di questo tipo è qualcosa che non può essere semplicemente imposta dall’alto, in quanto, richiede la partecipazione e la consapevolezza di tutti. Sono, quindi, necessarie precise strategie per coinvolgere il più possibile le proprie risorse e creare un clima di stretta condivisione.

È importante e necessario considerare che, nell’arco di un anno, sono molti i momenti in cui è necessario attivare dei training. Se da una parte c'è la formazione obbligatoria, legata alle norme di legge e specifica per trasmettere tutte le nozioni relative alla sicurezza.

Dall'altra ci possono essere attività necessarie per colmare gap di conoscenza per nuovi assunti o per quel personale che ha cambiato mansione. A queste si va ad aggiungere quel tipo di formazione che rientra in un contesto di più ampio respiro e guarda alla crescita e allo sviluppo della persona insieme a quello dell'azienda.

webinar, podcast e letture condivise: l'aula non basta più per il training aziendale.

Probabilmente il passaggio decisivo per rendere più facile l’introduzione di momenti dedicati all'apprendimento è liberarsi della convinzione secondo cui il training aziendale sarebbe monolitico e legato esclusivamente a un'attività d’aula.

La trasmissione dei saperi non avviene solo attraverso lezioni frontali con il docente/formatore presente “ex cathedra”, ma anche in modalità da remoto (come emerso in maniera evidente nell’anno appena trascorso).

La formula in presenza può risultare ancora utile per un certo tipo di lavoro (purché sia nel rispetto delle normative vigenti in tema covid-19): ad esempio quando si punta alla partecipazione diretta del personale, oppure quando si vogliono utilizzare tecniche di gamification che permettano di aumentare la partecipazione emotiva all’attività. Ma a questo modus operandi si possono affiancare momenti al computer con la formazione online attraverso e-learning e webinar, ed è anche possibile servirsi di podcast audio o video on demand fruibili da qualsiasi device.

Aiuta a creare una cultura condivisa, un capitale umano, anche la proposta di letture specifiche e saggi (i 7 libri che un responsabile hr dovrebbe leggere), così come la partecipazione a fiere e convegni di settore. Senza contare che oramai sono a disposizione una serie di software e di piattaforme pensate per diversificare la strategia di formazione e archiviare i nuovi contenuti. In questo modo, quello che viene appreso resta a disposizione di tutti, creando una sorta di memoria aziendale della formazione, accessibile in ogni momento.

randstad employer brand research 2021.

A testimoniare quanto sia rilevante la formazione nella percezione che i dipendenti hanno di un’azienda vengono in soccorso anche i risultati della ricerca Randstad Employer Brand Research 2021, che individua proprio in questo tipo di attività uno dei benefit più apprezzati dai dipendenti.

La ricerca è stata effettuata su più di 190.000 persone in 34 Paesi del mondo. Per quanto riguarda il nostro Paese, il campione intervistato è composto da oltre 6500 rispondenti, di età compresa tra i 18 e i 64 anni, con un panel rappresentativo per entrambi i sessi e per le diverse fasce d’età.

Lo studio rileva come la buona formazione sia uno dei criteri più importanti nella scelta di un datore di lavoro. In particolare, per il 51% degli intervistati è considerato determinante. Meglio solo:

Ricevere una buona formazione sul posto di lavoro è tra i principali driver dell'Employee value proposition. Questo elemento assume un peso maggiore nelle fasce con un livello di istruzione più elevato: è infatti considerato fondamentale dal 55% degli intervistati che hanno conseguito la laurea o titoli superiori e dal 54% del panel con un diploma.

Differenze si riscontrano anche in base all’età dei rispondenti. La ricerca evidenzia come sia importante per il 57% di chi appartiene alla fascia d'età 18-24 anni, e per il 56% di chi rientra nella fascia 25-34 anni. A fronte del 47% e 45% riscontrato nelle fasce di età superiori, rispettivamente 35-54 anni e 55-64.


il rapporto completo Randstad Employer Brand Research 2021.