il successo di un’azienda? per virgin è nel capitale umano. parola di sir richard branson

13/07/2016 14:35:24

Gli ostacoli lungo la strada verso il successo non sono pochi, per un’azienda che miri ad espandersi e scalare i mercati stranieri: affrontare nuovi settori e competere con i colossi già affermati al loro interno comporta sempre una buona dose di rischio. Se l’obiettivo è far crescere il nostro business, consapevoli del fatto che lo scopo ultimo di ogni attività imprenditoriale è arricchire o semplificare la vita delle persone, allora non si possono trascurare nemmeno quelle che lavorano per noi, di persone. Anzi, è proprio su di loro che dobbiamo fare affidamento per puntare in alto: su coloro che ogni giorno sorridono ai clienti, si mettono in gioco per migliorare la nostra offerta di prodotti e servizi e trascorrono la maggior parte della loro vita nei nostri uffici. 

Investire sul capitale umano, dunque, è la chiave del successo: se diamo fiducia ai nostri dipendenti, questi, soddisfatti e motivati, lavoreranno con maggior entusiasmo ed efficienza, ricambiando la fiducia che abbiamo riposto in loro. Non si tratta di un sogno irrealizzabile: prova ne è il successo mondiale del Gruppo Virgin e la gestione messa in pratica dal suo Fondatore, Presidente e CEO, Sir Richard Branson.

Imprenditore molto poco convenzionale, Branson è stato ospite in qualità di speaker presso l’ultimo World Business Forum, tenutosi lo scorso novembre 2015 a Milano, in occasione del quale ha raccontato la sua esperienza alla guida del colosso internazionale e il segreto del suo successo: dall’anno della sua nascita, nel 1970, oltre 100 società sono nate nei campi più diversi, fino ad arrivare allo stato attuale del gruppo, che oggi conta circa 60.000 dipendenti impiegati in 50 paesi diversi.

Tutto merito, a detta di Branson, del “Modello Virgin” e del suo principio ispiratore: la vita dovrebbe essere divertente e, poiché si trascorre la sua maggior parte lavorando, anche il lavoro dovrebbe essere divertente. Il discorso fila, in effetti, anche se molti imprenditori sembrano ignorarlo. In Virgin, al contrario, si fa di tutto perché il personale sia felice al pensiero di tornare in ufficio il lunedì mattina.

Affinché l’attività lavorativa sia svolta con serenità e positività, la gestione delle risorse umane in Virgin è improntata alla “individual flexibility”: ai dipendenti è lasciata grande libertà nell’organizzazione dei propri tempi e spazi. In base alle loro esigenze, possono decidere se lavorare da casa o in ufficio, prendere le ferie quando vogliono (compatibilmente con i propri incarichi) o lavorare part-time per un periodo, se hanno il desiderio o la necessità di trascorrere più tempo con la famiglia. 

Lasciando loro la responsabilità del proprio tempo, i lavoratori s’impegnano per portare a termine ciò che devono con la massima efficienza e serietà. I dipendenti non sono bambini, da seguire passo dopo passo nella gestione del loro lavoro, sono adulti in grado di farlo in perfetta autonomia. È quello che sostiene Branson e i risultati, all’interno del gruppo, si vedono: il tasso di abbandono del personale è ridotto, proprio perché soddisfatto e motivato. 

Alla flessibilità organizzativa, in Virgin si aggiunge anche quella dell’abbigliamento, anche questa rivelatasi vincente nel far sentire le persone a proprio agio. L’obbligo di completi, vestiti e cravatte è abolito: ognuno può vestirsi come vuole o, meglio, a ogni dipendente è lasciata la libertà e il buon senso di decidere come vestirsi, a seconda dell’occasione.

Oltre alla flexibility, anche party ed eventi organizzati in occasione di avvenimenti significativi per la crescita del gruppo, come un’acquisizione importante, contribuiscono a cementare i team ed accrescere la serenità e l’armonia tra i dipendenti. Quando Virgin ha acquisito la compagnia ferroviaria inglese Intercity West Coast, ad esempio, è stata organizzata una festa di sei giorni cui sono stati invitati a partecipare tutti i dipendenti Virgin britannici.

Certamente, al buon funzionamento di un team contribuisce anche lo stile della leadership. A questo proposito, Branson afferma che un buon manager deve essere anche un buon “motivatore”, capace di mettere a loro agio i suoi collaboratori incoraggiandoli, valorizzandone i punti di forza, senza muover loro critiche fini a se stesse.  

Lavorando a contatto con una persona con queste doti, i dipendenti, sentendosi continuamente stimolati a crescere, non potranno fare altro che migliorare le loro performance.

Come reclutare una persona con simili caratteristiche? Come individuarne la presenza in un futuro manager in sede di colloquio? Branson è riuscito a rompere gli schemi anche in questo: quando la posizione lo richiedeva, si è travestito da taxista ottantenne ed è andato a prendere i candidati all’aeroporto per studiarne il comportamento “in incognito”. Chi ha ottenuto il posto? Chi è stato più gentile con l’anziano guidatore, chi ha rifiutato di farsi portare la valigia, chi ha lasciato la mancia. 

Tecnica improbabile? Giudicate voi; stando ai numeri del gruppo Virgin, sembra che funzioni.

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