i riders di Foodora sono lavoratori autonomi o subordinati? la pronuncia del Tribunale di Torino

Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza Foodora del 7 maggio 2018 n.778 attraverso la quale il Tribunale di Torino si è espressa in merito all’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso tra alcuni lavoratori, cd. riders, e la società Foodora.

I riders hanno, difatti, convenuto in giudizio Foodora, sostenendo di aver prestato la propria attività lavorativa in favore della Società con contratti di collaborazione coordinata e continuativa a tempo determinato e chiedendo, invece, l’accertamento della costituzione tra le parti di un ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. 

Come specificato dallo stesso Tribunale di Torino, nella sentenza non sono state prese in considerazione le questioni relative all’adeguatezza del compenso e al presunto sfruttamento dei lavoratori da parte dell’azienda, né tutte le altre complesse problematiche della cd. Gig Economy, ma sono state valutate le concrete modalità di svolgimento del rapporto di lavoro per rilevarne i caratteri di autonomia o subordinazione

Nel caso di specie, i riders hanno sottoscritto contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nei quali si prevedeva lo svolgimento da parte del singolo lavoratore di attività “in piena autonomia, senza essere soggetto ad alcun vincolo di subordinazione, potere gerarchico o disciplinare, ovvero a vincoli di presenza o di orario di qualsiasi genere nei confronti della committente”. 

Tuttavia, come sostenuto da consolidata giurisprudenza “ai fini della determinazione della natura autonoma o subordinata di un rapporto di lavoro, la formale qualificazione operata dalle parti in sede di conclusione del contratto individuale, seppur rilevante, non è determinante, posto che le parti, pur volendo attuare un rapporto di lavoro subordinato, potrebbero avere simulatamente dichiarato di volere un rapporto autonomo al fine di eludere la disciplina legale in materia” (Cass. 19/8/2013 n.19199; Cass. 8/4/2015 n. 7024; Cass. 1/3/2018 n. 4884). 

Il Tribunale di Torino ha, dunque, inteso stabilire se i lavoratori siano stati o meno sottoposti al potere direttivo, organizzativo e disciplinare di Foodora (cd. “eterodirezione” della prestazione). 

Caso fattorini Foodora: perché non si tratta di lavoro subordinato

In relazione all’esercizio del potere direttivo e organizzativo, il rapporto di lavoro intercorso tra i riders e Foodora era caratterizzato dal fatto che i ricorrenti non avessero l’obbligo di effettuare la prestazione lavorativa e che il datore di lavoro non avesse l’obbligo di riceverla. I lavoratori potevano, infatti, dare la propria disponibilità per uno dei tre turni indicati da Foodora, ma non erano obbligati a farlo; a sua volta Foodora poteva accettare la disponibilità data dai riders e inserirli nei turni da loro richiesti, così come poteva non farlo.

Per il Tribunale di Torino, tale caratteristica è determinante per escludere la sottoposizione dei lavoratori al potere direttivo e organizzativo del datore di lavoro, poiché se quest’ultimo non può pretendere dal lavoratore lo svolgimento della prestazione lavorativa, non può neanche esercitare il potere direttivo e organizzativo. 

Anche sotto il profilo della sottoposizione al potere disciplinare del datore di lavoro, la sentenza ha escluso la presenza dei caratteri propri della subordinazione. I riders, infatti, hanno sostenuto di essere stati sottoposti al potere disciplinare di Foodora, concretizzatosi nel richiamo verbale e nell’esclusione temporanea o definitiva dalla chat aziendale o dai turni di lavoro.

Tuttavia, come evidenziato nella sentenza, i riders potevano revocare la propria disponibilità su un turno già confermato dalla società e potevano anche non presentarsi a rendere la prestazione senza alcuna comunicazione preventiva. Pertanto, per il Tribunale di Torino, è da escludere che i provvedimenti indicati dai lavoratori possano costituire una sanzione disciplinare poiché, i ricorrenti non avevano diritto né ad essere inseriti nella chat aziendale, né ad essere inseriti nei turni di lavoro, potendo gli stessi dare la propria disponibilità per un determinato turno, ed essendo l’azienda libera di non accettare la disponibilità espressa e di non chiamarli. 

Caso lavoratori Foodora: la decisione del tribunale in materia di privacy e controlli a distanza

Il Tribunale di Torino si è anche espresso su alcune questioni accessorie, tra cui la domanda di risarcimento del danno per violazione della normativa in materia di privacy, sia per quanto concerne l’accesso ai dati personali che per quanto concerne il controllo a distanza

In relazione a quest’ultimo punto, non è stata rilevata violazione della normativa in vigore in tema di controlli a distanza (art. 4 L. 300/1970, così come modificato dall’art. 23 D. Lgs. 151/2015) poiché le applicazioni dello smartphone sono state utilizzate dai riders per rendere la prestazione lavorativa e, in quanto tali, non richiedevano il preventivo accordo con le rappresentanze sindacali. 

Per quanto riguarda, invece, la violazione del codice della privacy, i riders hanno lamentato di non aver ricevuto un’informativa chiara e completa sulla natura dei dati trattati, sulle caratteristiche del dispositivo e dei controlli e sulle ipotesi in cui era consentita la disattivazione della funzione di localizzazione nel corso dell’orario di lavoro.

Tuttavia, come sostenuto dal Tribunale di Torino, dall’analisi del contratto stipulato tra i riders e la società Foodora, risulta che sia stata data un’informativa sul trattamento dei dati personali e che i lavoratori abbiano prestato il loro consenso al trattamento dei medesimi dati.

La sentenza ha, inoltre, escluso la genericità dell’informativa perché questa riguardava le finalità e le modalità del trattamento, la natura del conferimento, la comunicazione e diffusione dei dati e i diritti dell’interessato, non risultando, pertanto, violata in modo specifico la normativa sulla privacy.

Per i motivi sopraesposti, il Tribunale di Torino ha respinto le richieste presentate dai riders di Foodora e ha escluso la qualificazione degli stessi come lavoratori subordinati.  

 
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