e-leadership: la trasformazione digitale dei manager

Nell’ambito della digital transformation, le aziende di tutto il mondo si trovano oggi di fronte a una sfida fondamentale: trasformare in modo corretto le competenze digitali per ridefinire il concetto di leadership. L’ambiente e gli strumenti digitali a disposizione dei lavoratori devono infatti andare oltre al singolo progetto, cercando di essere adottati quotidianamente anche dai vertici per fare un passo avanti nella trasformazione. A guidare questa rivoluzione dovranno essere i top manager, diventando dei veri leader, o meglio, degli e-leader.

La e-Leadership poggia, infatti, su quattro pilastri che separano in modo netto l’alfabetizzazione dalla vera e propria cultura digitale. I manager di ogni azienda - e non solo - dovrebbero fare proprie queste dimensioni per essere i capitani del digitale e aiutare tutti i settori aziendali a seguire un approccio razionale del processo di trasformazione. Vediamoli insieme:

il livello di proficiency del digitale - ossia la conoscenza di tutti i trend e dei principali strumenti dell’evoluzione che è già in essere - deve essere sempre alto;
per gestire ogni criticità è bene applicare il metodo del pensiero critico anche al mondo del digitale per riuscire a separare le opportunità concrete dalle mode ed essere sempre al passo coi tempi;
le aziende devono essere in grado di mantenere il giusto equilibrio tra innovazione e tradizione e, allo stesso tempo, tra fattore umano e digitale;
se da una parte è consigliabile non perdere di vista la tradizione, dall’altro i manager dovranno però saper guardare sotto la lente d’ingrandimento del digitale tutti i processi e le organizzazioni aziendali. 

Per far propria la cultura digitale non basteranno dei semplici aggiornamenti tematici ma è richiesto un salto in avanti verso il futuro, per staccarsi dalle altre realtà imprenditoriali che ancora temono il compimento della digital transformation, accontentandosi di piccole modifiche tecnologiche. Specialmente in Italia, dove i processi produttivi hanno radici antiche, si fa infatti ancora troppa fatica ad intraprendere la strada dell’evoluzione digitale, in particolare modo all’interno delle Pmi. Per questo motivo, si richiede un cambiamento dei modelli di business, una codifica dei processi e un rinnovamento delle tecniche di comunicazione che diventerà, quest’ultima, sempre più interattiva per dialogare in modo diretto con i propri consumatori. 

Le aziende dovranno quindi inserire nell’organico personale preparato in ambito digitale con una solida conoscenza dei sistemi avanzati di automazione e dei media e in grado di utilizzare metodi matematici e statistici per prendere decisioni cruciali. Queste figure andranno a ricoprire ruoli dirigenziali, ma anche tecnici e specialistici. Per rientrare nel paradigma dettato dall’Industry 4.0 sono, infatti, richieste figure altamente digitali per ricoprire ogni settore dell’impresa, dal vertice fino a tutti gli altri livelli professionali, come gli operai specializzati e gli impiegati. 
Rimangono fondamentali le soft skills come il lavoro di squadra, il problem solving, l’autonomia e la flessibilità dei lavoratori. Dai dirigenti agli operai, queste competenze trasversali giocano un ruolo importante accanto alle capacità professionali più specifiche del mondo digitale. 

I manager e gli imprenditori sono la chiave per gestire questa ingente domanda di digitalizzazione e generare valore per l’azienda in cui operano. Da una ricerca del 2017 condotta dall’Osservatorio di Managerial Learning è emerso che la trasformazione digitale è ancora oggi percepita come importante ma non prioritaria, e solo il 39% degli intervistati ha apportato cambiamenti significativi in fatto di digital transformation. La situazione sembra invece cambiare circa le proiezioni fatte per il prossimo triennio che vede al primo posto, tra gli obiettivi, la volontà di cambiare a livello organizzativo e gestionale ma riserva grande attenzione al digitale. La transizione diventa prioritaria nel 69% dei casi per le grandi aziende – con più di 5mila dipendenti – mentre le piccole realtà si fermano a quota 31%, in aumento comunque rispetto al 2014. Manager HR e addetti alle selezioni delle grandi aziende dovranno sicuramente ricercare tutte quelle e-skill che fanno la differenza in ottica digitale, trainando così la crescita dell’intero Paese.

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