Come riconoscere l’insoddisfazione dei dipendenti e come agire

Dipendenti insoddisfatti: come riconoscerli e cosa fare

Secondo una recente ricerca sulla soddisfazione dei lavoratori realizzata a livello globale da Oracle, la multinazionale californiana del settore informatico, solo un dipendente su tre è fiero di far parte dell’azienda per cui lavora. Condotta su 4.706 soggetti, l’indagine Oracle From Theory to Action rileva che il 63% dei lavoratori non si identifica con i valori dell’organizzazione in cui è impiegato: un’ampia fetta di dipendenti non è appagata dal lavoro, né si sente davvero parte dell’azienda.

Una realtà allarmante, quella svelata da Oracle, se si considera che la soddisfazione delle risorse umane è un elemento chiave per il successo di un’impresa.
Il capitale umano è essenziale per l’evoluzione del business; se spirito di squadra e senso di appartenenza vengono meno, la produttività scema di pari passo col morale dei dipendenti, la reputazione dell’azienda è compromessa e viene a crearsi un gap competitivo difficile da colmare.

Come riconoscere l’insoddisfazione

Per un responsabile HR, un manager o un team leader rilevare tempestivamente segnali di insoddisfazione e malessere serpeggianti tra i lavoratori è, dunque, prioritario.
Come accorgersi della mancanza di motivazione dei propri dipendenti?

Assenza di partecipazione. Aumento di ritardi e assenze, pause pranzo che si prolungano oltre il limite stabilito, scarsa interazione e disponibilità con superiori e colleghi: sono tutti chiari segnali di insoddisfazione, che genera un progressivo isolamento e distacco dal resto del gruppo.

Atteggiamento negativo. L’assenza di partecipazione può essere accompagnata da un atteggiamento apertamente critico e distruttivo nei confronti delle decisioni aziendali. Rifiuto di eseguire i compiti assegnati, lamentele e frasi provocatorie pronunciate a voce alta sono sintomo di profonda insoddisfazione; la cosa peggiore è che il malumore si diffonde facilmente e può influenzare negativamente l’operato degli altri dipendenti.

Scarso rendimento. Un evidente crollo di produttività, una riduzione della qualità del lavoro e una diminuzione del numero di obiettivi raggiunti con successo può esser sintomo di malessere e mancanza di serenità nell’ambiente di lavoro.

Insoddisfazione dei clienti. A lungo andare la cattiva qualità del lavoro svolto può incidere negativamente sul rapporto con i clienti: se reclami e lamentele si fanno sempre più frequenti o, nel peggiore dei casi, il passaggio alla concorrenza diviene preoccupante in termini di perdita di fatturato, è segno che l’insoddisfazione dei propri dipendenti è arrivata a livelli inaccettabili e che è ora di correre ai ripari.

Cosa fare per accrescere la motivazione

In presenza di segnali di insoddisfazione, la prima cosa da fare per ridurre infelicità e disillusione è ristabilire la comunicazione con i propri dipendenti. Cercare il confronto attraverso meeting face-to- face o di gruppo è essenziale per individuare le cause del malessere e trovare un punto d’incontro con i collaboratori al fine di alleviarlo. Meeting aziendali periodici sono decisivi anche per comunicare più chiaramente valori e obiettivi aziendali, ed accrescere così il senso di appartenenza e coinvolgimento dei lavoratori.

Rivedere la propria strategia di employer branding e comunicazione interna - quella rivolta verso le proprie risorse - è dunque fondamentale per trattenerle, alimentarne la produttività ed evitare che fuggano altrove. A questo scopo è bene anche coltivare costantemente il capitale umano di cui l’azienda dispone, offrendo continue opportunità di crescita, aggiornamento e formazione.

< torna alla pagina precedente