Case study: AXA e lo smartworking come vettore di una nuova cultura aziendale

Sempre più aziende, ormai, stanno adottando il cosiddetto smartworking, ossia un sistema che consente ai lavoratori di conciliare meglio il lavoro con la vita privata, ottenendo, ad esempio, la possibilità di lavorare da casa. Ma non si tratta solo di questo: lo smartworking, infatti, comporta una vera e propria rivoluzione della cultura aziendale. In Italia in questo momento si può prendere ad esempio il caso di AXA Italia, azienda del settore assicurativo che ha intrapreso il progetto denominato “Smart working, smart life”. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste.

La nuova policy

Il progetto “Smart working, smart life” è, in sostanza, un nuovo sistema di gestione dell’azienda che comprende: una nuova policy aziendale che AXA Italia ha sottoscritto con i sindacati, un piano di comunicazione, uno di engagement e uno di formazione. Il cambiamento è stato introdotto a marzo del 2016 in tutte le sedi, con un progetto pilota di lavoro agile per 110 persone. All’inizio di giugno 2017 il numero è salito a 800 dipendenti (su un totale di 1538), mentre da ottobre la percentuale del personale adibito allo smartworking è salita addirittura al 94%. 

Ma in cosa consiste questo “new way of working”? La nuova policy consente ai lavoratori di lavorare da remoto fino a 2 giorni a settimana, concordati di volta in volta con il manager di riferimento. È prevista, inoltre, la frequentazione di un corso dedicato alla sicurezza.

Gli strumenti dello smartworking

Lo smartworking adottato da AXA Italia funziona così: il dipendente può scegliere di aderire liberamente al progetto di lavoro flessibile e di sottoscrivere un accordo individuale che elimina, di fatto, il sistema delle timbrature e degli straordinari. A quel punto tutto dipende dal lavoratore: sarà lui a gestire il proprio tempo, sia con i collaboratori che con i clienti. Tutto il sistema si basa sul grande impegno dei manager che si ritrovano a gestirlo: sono loro, infatti, che stabiliscono, di settimana in settimana, i giorni in cui i dipendenti possono lavorare da remoto, in base alle esigenze dell’azienda e a quelle del lavoratore, e sono sempre loro a pianificare il lavoro per obiettivi, anche a breve termine. I manager, dunque, gestiscono i propri team e possono anche decidere di sospendere o revocare lo smartworking per i dipendenti che non riescono a gestire la propria attività con questo nuovo sistema.

Per concretizzare la possibilità di lavorare da remoto, AXA Italia ha messo a disposizione di tutti i dipendenti un computer portatile, ma non fornisce la connessione internet. Le statistiche rivelano che i lavoratori della sede di Roma prediligono spalmare i giorni di lavoro da remoto durante la settimana, mentre a Milano sono più gettonate le giornate a ridosso del weekend.

Un ambiente più smart

La nuova policy di AXA Italia non ha reso più smart solo il lavoro in sé per sé, ma anche l’ambiente stesso dell’azienda. Oltre all’entrata in vigore dello smart dressing, ossia un dress code meno formale, a seconda delle situazioni, anche gli spazi degli uffici sono diventati smart: non esistono più postazioni fisse, ma solo stanze dedicate alla collaborazione, alla condivisione, alle riunioni e alla concentrazione. Tutto questo comporta, tra l’altro, una notevole riduzione dei costi, se si pensa che sono presenti 7 scrivanie ogni 10 dipendenti. 

Sono poi disponibili delle sale restoring individuali che possono essere prenotate per un breve utilizzo, con lo scopo, ad esempio, di fare una pausa o di prepararsi in vista di una riunione. AXA Italia, infine, ha introdotto anche un vero e proprio innovation hub, ossia un incubatore di startup, oltre a un’associazione di volontariato aziendale.

Effetti dello smartworking

AXA Italia, un’azienda da annoverare ormai tra i pionieri di questa nuova politica aziendale, ha intrapreso questa grande rivoluzione con l’obiettivo di realizzare un vero e proprio cambiamento culturale, basato su tre fattori: flessibilità, autonomia e collaborazione

Almeno finora, sembra che gli effetti di questa rivoluzione siano positivi: innanzitutto i livelli gerarchici dell’azienda sono stati ridotti da 7 a 5; l’assenteismo è diminuito notevolmente, nel 2016 era al 2,5%, rispetto alla media del 5,5% del settore assicurativo. Secondo quanto riportato dai manager, inoltre, la produttività e l’efficacia del lavoro sono aumentate rispettivamente del 76% e dell’84%, mentre sono diminuiti i costi. Da canto loro, anche i dipendenti sembrano soddisfatti: il 97% degli aderenti ritiene lo smartworking un’esperienza positiva che consente di trovare il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata, con un aumento della motivazione al lavoro del 68%. 

Al momento si registrano più aderenti tra i funzionari (84%) rispetto agli impiegati (50%), ma le percentuali sono destinate a crescere, soprattutto tra i lavoratori appartenenti alle fasce di età più alte che hanno maggiori impegni familiari. Tra i Millennials, invece, si registra un tasso di adesione più basso, ma solo perché, essendo giovani, hanno meno impegni sociali e dunque preferiscono lavorare in sede e magari approfittarne per imparare di più, soprattutto se sono all’inizio della loro carriera. 

L’esperimento di AXA Italia, dunque, dimostra che questa nuova politica aziendale, basata fondamentalmente sulla flessibilità, è in grado di soddisfare sia le aziende, grazie a una maggiore produttività, sia i dipendenti, che sono più motivati a lavorare per obiettivi per trovare un nuovo equilibrio tra vita lavorativa e vita privata.

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