al lavoro come ai Mondiali, vince la squadra più affiatata

La Francia ha vinto i Mondiali 2018. La squadra di Deschamps si è laureata campione del Mondo, mettendo a segno 4 reti, contro le 2 degli avversari croati. Un campionato mondiale, questo, che ha visto l’Italia esclusa dai giochi, ma dal quale possiamo imparare tanto. Non solo a livello calcistico: il talento, la tecnica e l’unione che la nazionale francese ha mostrato sono un esempio per i team di lavoro. Del resto sempre di squadre si parla. Che si tratti della coppa del Mondo o della consegna di un progetto poco importa: entrambi i gruppi, infatti, devono essere affiatati al fine di raggiungere un obiettivo comune.

La formazione francese scesa in campo per la finale mondiale ha molti punti in comune con i gruppi di lavoro. Accanto, infatti, a giocatori dal talento dirompente - come Pogba, Mbappé e Griezmann, che hanno segnato i gol decisivi - sono stati schierati calciatori del calibro di Matuidi: attore non protagonista che però ha saputo svolgere al meglio un ruolo tattico, propedeutico al raggiungimento dell’obiettivo. Il parallelismo con il mondo aziendale è evidente: in una squadra di lavoro le competenze e la personalità del singolo devono coordinarsi per il bene comune. L’apporto di ognuno, nessuno escluso, è fondamentale per mettere a segno il risultato e alzare la coppa dei vincitori. L’eterogeneità nell’ambiente di lavoro è un valore su cui concentrare gli sforzi individuali: la crescita dell’individuo, infatti, è la crescita di tutti. La forza sta nella differenza. 

Altro valore importante, comune sia al lavoro che nello sport, è l’onestà. Se un membro del gruppo cerca di primeggiare, non riconosce l’operato altrui e gioisce solo dei propri risultati, non si andrà molto lontano. È stata la motivazione, l’integrazione e la comunicazione a fare della Francia una grande squadra, gli stessi elementi che devono essere da stimolo per un team di lavoro. 

Non dimentichiamo poi il ruolo del leader. Il CT d’oltralpe è stato un vero e proprio direttore d’orchestra, ha saputo riconoscere le peculiarità del singolo e le ha coordinate al meglio. Selezionatore accorto e preciso, ha trascinato la squadra verso la vittoria, passo dopo passo. Queste sono le qualità che dovrebbe avere un buon capo: accanto alle competenze tecniche specifiche, un team leader deve essere in grado di far lavorare in maniera efficiente tutto il gruppo, deve saper delegare, pianificare, controllare e cambiare rotta nel caso in cui l’assetto di squadra stia prendendo una direzione sbagliata. 

La Croazia si è comunque difesa bene. All’inizio ha schiacciato gli avversari nella loro metà campo, creando non poche occasioni da gol. Poi, però, ha mostrato i primi segni di cedimento: la pressione per le reti subite è stata tanta e la situazione è peggiorata. Questo è quello che capita quando i lavoratori sono vittime di stress da lavoro: una condizione di prostrazione psicologica dovuta a un sovraccarico lavorativo. Spesso è associata a posizioni di grande responsabilità (come nei calciatori che “devono” vincere una competizione mondiale), e si esprime con cenni di stanchezza e difficoltà di concentrazione. Questo tipo di malessere può allontanare tutto il gruppo dal fine ultimo.   

È così che lo sport diventa metafora del lavoro di squadra in ufficio. E un messaggio per tutti i dipendenti che devono raggiungere un obiettivo comune.

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