5 motivi che spingono i dipendenti a lasciare un’azienda

La capacità di un’azienda di attrarre e mantenere i talenti sta diventando una strategia di business sempre più seguita. Creare un ambiente di lavoro soddisfacente e piacevole vuol dire aumentare la produttività delle risorse, godere di una buona reputazione all’esterno e spendere meno per i propri dipendenti. In un solo concetto: l’employer branding fa bene a tutti, imprese e personale. 

Secondo l’ultimo rapporto Randstad Employer Branding Research 2018 (condotto su 30 nazioni, 5.700 aziende coinvolte e 175.000 soggetti intervistati, di cui 5.800 nel nostro Paese), sono 5 i motivi che spingono i lavoratori italiani a lasciare un’azienda per trovare il loro futuro professionale altrove. Eccoli qui riassunti.

 

1. Retribuzione troppo bassa

Il 46% dei lavoratori intervistati dalla ricerca ha ammesso che il motivo principale che li spinge ad andarsene da un’azienda è il compenso non adeguato, sia rispetto alla propria professionalità, che alle realtà esterne. La gratificazione economica gioca, dunque, un ruolo molto importante per la soddisfazione del personale. Chi risente di più di questo aspetto sono i lavoratori uomini di età compresa tra i 25 e i 44 anni: per il 47% di loro, infatti, la retribuzione troppo bassa è fonte di malessere. Con la stessa percentuale (47%) anche le donne della fascia 18-24 anni - con un livello di istruzione alto - credono che il compenso non adeguato sia uno dei fattori principali per lasciare una società. 

2. Work-life balance non adeguato

L’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata è un aspetto importante per il benessere dei dipendenti. E se viene a mancare, manca anche la voglia di restare. Un work-life balance sbilanciato è motivo di insoddisfazione per ben il 39% dei lavoratori coinvolti nell’analisi di Randstad. In particolare: il 44% degli uomini compresi tra i 18 e i 24 anni sono più propensi a lasciare la società per problemi legati a questo tipo di bilanciamento, rispetto ai colleghi over 25. 

3. Poche prospettive di carriera 

Al terzo posto della classifica dei motivi che spingono le risorse ad abbandonare la realtà per la quale lavorano ci sono le poche prospettive di carriera. Hanno risposto così, infatti, il 38% degli intervistati. La mancanza di opportunità di crescita è più forte negli uomini (40%) che nelle donne. 

4. Lavoro non interessante

Il 32% dei dipendenti che hanno partecipato al Randstad Employer Branding Research 2018 soffre quando il lavoro è poco stimolante. L’interesse per quello che si fa ogni giorno è fondamentale nel mantenere i talenti in azienda: passare 8 ore al giorno (e a volte anche di più) in un ambiente dove mancano sfide e stimoli è frustrante. 

5. Instabilità finanziaria 

L’ultimo motivo che spinge il personale a cambiare azienda è la percezione che l’organizzazione non sia stabile finanziariamente. A dirlo è il 30% degli intervistati. Nel dettaglio, sono più gli uomini di un’età compresa tra i 45 e i 64 anni – rispetto a quelli con meno di 45 anni – ad affermare che se la loro azienda perdesse solidità finanziaria, sarebbero pronti a lasciarla per cercare fortuna altrove.  

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