le forze delle aziende dei piccoli centri sta nella capacità di guardare fuori dai propri confini.

06/06/2019 17:24:42

Quando mi sono iscritta all’università volevo fare ricerca. Dopo i primi due anni propedeutici, al terzo ho scelto il percorso sperimentale prima di scoprire - non tanto tempo dopo, impegnandomi però tantissimo - che non era per me fare test di laboratorio (la stessa sede, in cui poi sono tornata a laurearmi, viaggiando da Milano a Roma, ma scegliendo un altro indirizzo, ospita anche la facoltà di Medicina con cui condivide molti studenti e laboratori). Una delle mie amiche di allora, che ancora frequento nonostante la distanza, quel percorso l’ha finito come l’avevamo iniziato insieme, incontrando sul suo percorso lavorativo anche il premio Nobel Rita Levi-Montalcini. Neurologa, appunto.

Negli anni, mentre io cambiavo mestiere cercando la mia strada, le ho chiesto sempre a cosa stesse lavorando. A un pezzo, di un pezzo, di un pezzo di ricerca sulle proprietà di alcune cellule responsabili dell’Alzheimer, era la risposta.
Un pezzo, di un pezzo, di un pezzo. E questo è il punto: anche io ho sempre sognato di cambiare il mondo. Facendo un pezzetto, la mia parte.

Cosa desideriamo quando ci iscriviamo all’università poi spesso si scontra con ciò che via via ci capita nel percorso che ci porterà poi al primo lavoro, e a tutti gli altri insieme alle possibilità che siamo capaci di vedere nelle opportunità che ci si propongono.
Il desiderio di lavorare in un’azienda internazionale ci potrebbe portare in provincia, per esempio.

La forze delle aziende dei piccoli centri sta nella capacità di guardare fuori dai propri confini

Cosa rende davvero un’azienda internazionale? La posizione geografica? No, sono tante realtà nate in città diverse da Milano, per citare quella in cui vivo e che è definita come la capitale economica d’Italia.
Esportiamo pasta prodotta a Parma, prosecco di Conegliano, moto che escono dalla fabbrica di Bologna, cioccolato di Novi e così via in una mappa del made in Italy che tocca città medie e piccole. A rendere un’azienda competitiva è la capacità di crescere, sviluppando talenti e prodotti, guardando fuori dai propri confini e alimentando allo stesso tempo la ricchezza del territorio.
Faenza è un comune italiano di quasi 60mila abitanti. Si trova in provincia di Ravenna in Emilia-Romagna. Già nel periodo rinascimentale era nota per la produzione di oggetti in ceramica che venivano esportati in tutta Europa.

E oggi, per cos’altro è nota e cosa mi porta lì?
È a Faenza che ha sede il team di Formula 1 Scuderia Toro Rosso, una delle principali aziende dell’automotive sportivo.
Qui arriva personale specializzato da tutto il mondo. Un contesto davvero internazionale dove crescere. Ma non solo: chi lavora qui studia, progetta, realizza.
Un pezzo, di un pezzo, di un pezzo.

Hai mai sentito parlare dei guanti biometrici? E dei test di aereodinamica?
Se hai studiato ingegneria sai che potresti lavorare in Formula 1 facendo la tua parte nella scoperta di qualcosa di utile anche fuori dai circuiti di gara?
Fermati a dare uno sguardo alle infinite possibilità di lavoro in una delle aziende italiane che ci fa fare il giro del mondo e di cui Randstad è sponsor, oltre che partner di riferimento per le risorse umane con l’obiettivo di acquisire e sviluppare i migliori talenti.

Come già raccontavo qui, infatti, il problema maggiore oggigiorno non è trovare lavoro, ma arrivare preparati - con un po’ di visione - ai lavori del futuro. Ingegneria aerospaziale, elettronica, meccanica, ma anche computer scientist: tutte professionalità che fanno squadra qui a Faenza dove l’obiettivo di Randstad è affrontare in modo proattivo la talent scarcity assumendo un ruolo chiave nella filiera istruzione-formazione-lavoro per potere formare e inserire quei profili specifici e complessi legati al settore dell’automotive. D’altronde un team di Formula 1 si caratterizza proprio per l'attenzione verso l’innovazione tecnologica e una sponsorizzazione da sola racconta sì un legame di valori, ma da sola non basta e una partnership per la ricerca dei talenti dice di più sul legame tra Randstad e la scuderia di Faenza. Tanto che Franz Tost, Team Principal della Scuderia Toro Rosso, racconta che “i risultati in Formula 1 (ma io direi non solo in Formula 1) dipendono dalla capacità di una squadra di operare sempre ad altissimi livelli”. Di concentrazione, come di performance. “Occorre mantenere i più alti standard, in ogni aspetto di questo business”, continua. “Che non vuol dire solo avere le persone giuste nelle giuste posizioni lavorative, ma anche assicurarsi che tutti lavorino sempre nella corretta direzione, coltivando i giovani talenti per la necessaria crescita dell’azienda”.

Prova a dare un’occhiata tra le offerte attive su Formula Future, il progetto di orientamento, selezione e formazione ideato da Scuderia Toro Rosso e sviluppato insieme alla divisione Education di Randstad per l’inserimento lavorativo di tecnici e laureandi o laureati in discipline tecniche, scientifiche e ingegneristiche.

Domitilla Ferrari

Docente di Comunicazione Digitale e Social Media, autrice e esperta di connectivity e cross collaboration.
Laurea in Psicologia e Executive MBA alla Bocconi, Domitilla Ferrari lavora in Webranking, agenzia di digital marketing tra i 50 Great Place to Work in Italia. Ha scritto Due gradi e mezzo di separazione. Come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia) e Se scrivi, fatti leggere. L’importanza della riconoscibilità in Rete, entrambi per Sperling & Kupfer.
Da sei anni insegna Comunicazione Digitale all’Università di Padova, da tre nel corso di Comunicazione Pubblicitaria dello IED a Milano, e fa parte del tavolo di lavoro sul Direct Advertising aperto da IAB quest'anno.
Crede che il mondo sia piccolo e le connessioni un dono: ha un blog dal 2003 e nel 2016 è stata TEDx speaker a Verona dove ha raccontato il suo approccio alla Rete e alle reti.