la tecnologia, il presente e il futuro: conversazione con wojciech szczesny.

08/02/2018 09:38:23

Conversazione con wojciech szczesny 06/02/2018 Torino – Innovazione, tecnologia e tocco umano. Tre temi profondamenti presenti e legati a filo doppio con il nostro futuro, sia nella vita di tutti i giorni che nel lavoro. Nella splendida cornice dell’Allianz Stadium abbiamo avuto il piacere di parlarne con tanti ospiti speciali, uno su tutti il numero 23 bianconero: Wojciech Szczesny. Fulvio Giuliani, caporedattore di RTL 102.5 e moderatore d’eccezione della serata, ci ha guidato in questa chiacchierata tra lavoro, innovazione e vita.

In un mondo che cambia nel momento stesso in cui parliamo, qualcuno dice che la tecnologia ha “sommerso” le nostre vite. Come la vivi tu, in tutta sincerità?

Secondo me è diventato tutto più facile per noi. Se pensiamo agli allenamenti, per esempio, ora abbiamo un GPS che dice quando si corre e quanto sei stanco. Devi dare sempre il massimo perché in ogni caso non ti puoi nascondere.
Abbiamo le video analisi di tutti gli avversari, so come calciano i rigori, i calci piazzati. È cambiato  veramente tanto negli ultimi dieci anni.

Internet, i social, vi hanno avvicinato apparentemente a quei ragazzi che sognano tutti i giorni di essere calciatori. Cosa significa essere un idolo per te?

Noi dobbiamo essere idoli per prima cosa sul campo, con il sacrificio e i risultati. Poi qualsiasi cosa succeda sui Social, se vinciamo la domenica ci amano tutti.
In ogni caso ci vuole il giusto equilibrio nella gestione online, non esagerando troppo con la propria vita privata.
Ovviamente sono scelte che devono essere bilanciate con la propria sfera professionale.
Io sono uno che mette sempre e solo le foto di calcio e allenamenti, perché voglio essere riconosciuto solamente per i miei risultati sportivi.

La domenica è la vostra vita, e del resto il motivo che vi ha spinto ad arrivare sin qui. Apro una parentesi: hai mai avuto un figura che da bambino ha visto il giocatore che sei oggi e ha guidato la tua crescita?

Mio padre era un portiere, non di grande talento ma tutto sacrifici e fatica. Lui per me era “il buon esempio” quando ero giovane. Poi sono diventato più forte di lui e ora sono io il suo esempio, è grandioso!

Tuo padre ha visto il mondo cambiare, ti ha mai detto quanto siete fortunati nella realtà che vivete oggi?

Io ho tanto rispetto per il lavoro che faccio, che per me è il lavoro più bello del mondo. Poi qualche soldo ce lo pagano, e non è male.
Però da bambini non avevamo tanti soldi, mio padre era sempre lontano da casa e io e mio fratello eravamo sempre con la mamma. Abbiamo imparato il rispetto per i soldi e ora posso dire che sappiamo gestirli.

Fare il calciatore oggi è diverso, la tecnologia si è presentata sotto tanti aspetti e si fa sentire. In che cosa è veramente migliorato il calcio da questo punto di vista?

Metto al primo posto la VAR che è la vera novità rilevante nel futuro del calcio. Va migliorata, però è molto importante perchè aiuta giocatori e arbitri.
Poi per secondo, come ho detto all’inizio, direi che ci sono i GPS che ci aiutano veramente tanto durante gli allenamenti. Un preparatore sa se un giocatore è stanco o meno, se deve recuperare o deve lavorare di più.
I giocatori oggi sono atleti al 100%. Diciamo che venti anni fa giocava a livello top Paul Gascoigne, un calciatore splendido, ma molto meno atleta.

Extra calcio. Al di là della passione per il pallone, hai un hobby particolare che ti piace coltivare?

Io ho una grande passione che è quella per l’Interior Design. L’ho sempre avuta da quando ho comprato la prima casa dieci anni fa e poi ho continuato ad arredare tutte le altre che ho acquistato.
Posso dire che cresciuta negli anni e sta anche diventando un’idea per il futuro.

Sguardo al futuro ma torniamo al passato. Di tutte le tappe che ti hanno portato dove sei ora, qual è stata la più importante?  Cosa serve per arrivare al top?

Senza dubbio Londra. Sono arrivato in Inghilterra a 15 anni senza la mia mamma e senza nessuno che mi aiutava. È stata un’esperienza fondamentale sia come calciatore sia come uomo, visto anche che sono dovuto crescere molto, molto velocemente. Dopo Varsavia, Londra è la mia seconda casa, perché li ho diversi amici e persone che mi hanno aiutato tanto in questi anni.

Quando sono arrivato all’Arsenal ero il portiere della mia età più forte di tutta la Polonia. Poi a Londra ho visto 50 giocatori giovani migliori di me. Allora mi sono detto che per arrivare ad un certo livello dovevo fare qualcosa di più rispetto agli altri. Ho lavorato, ho imparato l’inglese e piano, piano vedevo che riuscivo a superare i miei limiti.
Avevo 17-18 anni, solo a Londra, ma ho deciso di non festeggiare troppo con i ragazzi giovani. Capivo che quella era la strada e alla fine mi ha portato qui alla Juventus.
Ho fatto le scelte giuste.