da adidas a campari, torna il fascino delle illustrazioni: il racconto del creatore di hey graphic

12/01/2018 11:17:52

“Se lavori con impegno, costanza e tanta umiltà, il mondo prima o poi si accorge di te. Bisogna essere bravi in qualcosa e saper sfruttare al meglio i numerosi strumenti di visibilità che il web oggigiorno ti offre.”

Oscar Cauda, giovane graphic designer ed aspirante illustratore a tempo pieno, ci spiega così come hanno fatto alcuni suoi disegni realizzati nel suo studio a essere riprodotti sulle pareti di un concept store Adidas nel cuore di Londra.”

Hey Graphic è una passione che si è trasformata in una vera professione: ma dove sei partito?

Impiegavo tutto il mio tempo libero a disegnare con qualsiasi strumento e su qualsiasi supporto: carta, pareti, scarpe, t-shirt...ho illustrato addirittura l’intera carrozzeria di un auto!
Dopo la laurea in Grafica al Politecnico di Torino ho lavorato come grafico presso un’agenzia pubblicitaria. Ho ritenuto che fosse la strada più simile, ma al tempo stesso più sicura, a quella per diventare illustratore.

Mi è bastato poco però per capire che per poter trasformare il mio “hobby” in un lavoro a tutti gli effetti, avrei dovuto dedicargli più tempo e mettermi in proprio. 
Oggi ho alcuni clienti sparsi sul territorio e collaboro saltuariamente con un gruppo di ragazzi, titolari di un’agenzia di web e informatica, con i quali condivido anche l’ufficio. Ho quindi creato un mio personale brand “Hey Graphic”, con il quale firmo i miei lavori.

Da dove nasce l'idea di diventare un illustratore "tradizionale"?

Il mondo è ormai orientato verso strumenti tecnologici sempre più performanti e a portata di tutti. 
Io ho scelto un percorso che va nella direzione opposta, più tradizionale, dove la manualità e la creatività fanno la differenza. Al mouse, ho preferito la matita e la mia vena artistica.

Qual è la vera scintilla dietro a questo progetto?

Sicuramente l’interesse incondizionato che ho per il disegno. Volevo con tutte le mie forze che si trasformasse in un lavoro retribuito, consapevole però che le difficoltà sono tante e sono legate principalmente al cambiamento repentino che sta attraversando il settore della comunicazione visiva in questi ultimi anni. A queste difficoltà poi, dobbiamo aggiungerci il fatto che viviamo in un mondo in cui la creatività non sempre viene considerata un lavoro a tutti gli effetti.

Dalla campagna piemontese a collaborare per grandissimi brand: cosa è successo nel mezzo?

Io abito a Campiglione Fenile, un un paesino della provincia di Torino con poco più di 1000 abitanti. Pensavo che avrei lavorato principalmente per una clientela del posto, ma sono stato piacevolmente smentito quando ho scoperto le potenzialità del web e la grande visibilità che può darti questo strumento  se usato nel modo corretto. 
Ho iniziato a pubblicare i miei lavori prima su Facebook e Behance, poi su Instagram. I social sono diventati per me una vetrina importante: alcune delle mie illustrazioni sono state poi utilizzate da brand di fama internazionale come Uniposca, Campari, Adidas, Paramount Pictures… per le loro azioni di marketing.

Cosa consiglieresti a chi vorrebbe provarci come te? 

A chi ha una passione sfrenata per qualcosa, consiglio di provare come me, a trasformarla in un lavoro serio. Se passi la giornata a fare qualcosa che ti piace veramente, non ti sembrerà mai, nemmeno per un istante, di lavorare. Non bisogna aspettare che le occasioni arrivino da sole, bisogna andarsele a cercare e, se non si trovano, vanno costruite e coltivate con tanta buona volontà e dedizione.

Scopri le altre storie human forward su Instagram.