uscire dalla comfort zone, accettare gli errori e imparare: gli ingredienti perfetti per crescere.

29/04/2020 08:00:00

Dai campi sconnessi di un oratorio alla porta della Nazionale, nonostante la giovane età la strada di Laura Giuliani nel mondo del calcio è già lunga e ricca di successi. Lo dimostrano i titoli vinti con la maglia della Juventus - due scudetti, una coppa Italia e una Supercoppa in poco più di due stagioni -, ma anche il ruolo di titolare agli scorsi mondiali femminili e il fatto di essere riconosciuta come uno dei migliori portieri della propria generazione. 

Eppure, come ogni storia di successo che si rispetti, non sono stati tanto i trionfi a scandire la sua crescita professionale, quanto i fisiologici errori disseminati sul percorso. La capacità di apprendere dai passaggi a vuoto, uscire dalla comfort zone e spingersi sempre avanti, a costo di esporsi a qualche rischio. 

Ospite di Jack Sintini, head of Randstad Sports, nel terzo appuntamento dell’iniziativa “distanti ma vicini, con lo sport che ci unisce”, l’estremo difensore della Juventus Women ha raccontato la sua esperienza, fornendo, così, l’occasione per parlare di obiettivi a breve e lungo termine, della psicologia di un ruolo particolarmente complesso e della gestione degli errori.

il calcio come lavoro e il rapporto con i coetanei.

Il percorso che ha portato Laura Giuliani a vestire la maglia della Juventus e della Nazionale inizia a 7 anni. I primi passi non sono poi così diversi da quelli di tanti altri ragazzi e ragazze. La passione per il calcio e per il ruolo del portiere sboccia sui campi sgangherati di un oratorio e viene coltivata nella squadra del suo Paese natale, la Novate Milanese. Fin dal primo provino, però, Laura approccia lo sport con la meticolosità e disciplina di una professionista, come se si trattasse di un lavoro e non una semplice passione. Ciò comporta, inevitabilmente, delle conseguenze nel rapporto con i coetanei. Saltare la scuola per il calcio, ad esempio, o andare a letto presto il venerdì sera, quando tutti gli amici escono. Sacrifici che pesano, ma fino ad un certo punto. Laura ha fatto la scelta: il suo mondo ruota intorno al rettangolo verde e ai pali della porta, da difendere ad ogni costo.

dall’esperienza in Germania all’approdo alla Juventus.

A soli 19 anni, nel 2012, il calcio la porta in Germania, dove trascorrerà cinque stagioni. È un’esperienza emblematica, dalla quale ogni giovane potrebbe trarre ispirazione nell’approccio al mondo del lavoro. La crescita personale e anche professionale, infatti, passa inevitabilmente dalla capacità di emanciparsi dalla propria comfort zone.

È esattamente quello che fa Laura trasferendosi in Germania, lontana dalla famiglia e da tutto ciò che conosce, alla scoperta di qualcosa di totalmente nuovo e ricco di stimoli. “Credo sia stato l’inizio della mia crescita effettiva, sia a livello personale che calcistico”. La capacità di risolvere in autonomia i problemi che si presentano quotidianamente è il termometro della crescita. Si tratta di fare la propria scelta, trovare la via da seguire di fronte ai bivi che la vita pone. Si può andare avanti o tornare indietro. Con una sola, ma determinante differenza: “per tornare indietro c’è sempre tempo”. È con questo ricco bagaglio di esperienza che Laura firma nel 2017 per la Juventus Women, squadra con la quale si guadagnerà anche la maglia azzurra. “Non c’è Nazionale se non c’è lavoro nel club. Sono due maglie che vanno di pari passo e l’una è il premio dell’altra”.

la psicologia del portiere e la gestione degli errori.

Con Laura Giuliani si è parlato anche del suo ruolo di portiere, un mestiere complesso per il quale è necessario avere qualità ben precise, oltre a quelle atletiche naturalmente. Su tutte, la capacità di gestire gli errori. La ricetta di Laura? Accettarli e capire che essere giudicati fa parte del ruolo. L’errore è fisiologico in qualsiasi lavoro, per certi versi inevitabile, ma nella sua accezione positiva può essere un’occasione di crescita. L’accettazione è un passaggio fondamentale per poter analizzare con lucidità i propri errori ed evitare di ripeterli. Analizzarli significa essere in grado di lavorare su se stessi, un aspetto fondamentale in qualsiasi tipo di professione. Più delle parate, poi, “la comunicazione è la base del ruolo”. Serve a “togliere tanti nodi dal pettine”. Una buona comunicazione crea un clima di fiducia, in ogni tipo di team.

lavorare per obiettivi (realistici).

Oltre alla capacità di uscire dalla propria comfort zone, è fondamentale nel percorso di crescita di ciascun professionista porsi sempre nuovi obiettivi. Questi, però, devono essere raggiungibili perché per nostra natura “verifichiamo costantemente la crescita”. Di conseguenza, se il traguardo che ci prefiggiamo risulta irrealistico “genera frustrazione”. 

Gli obiettivi non devono essere considerati qualcosa di astratto e complesso, anzi. “Sono cose semplici e quotidiane”. Una considerazione da tener ben presente anche in un momento molto particolare come quello che sta vivendo il nostro Paese. Autodisciplina e organizzazione sono gli ingredienti per poter gestire al meglio anche e soprattutto questo periodo di quarantena, gli stessi ai quali fa ricorso Laura. “Pianifico le giornate in base all’allenamento, inserendo un’attività diversa ogni giorno”. E se lo sport aiuta molto nell’abitudine alla disciplina, c’è tanto da imparare pure dal ruolo del portiere, nello specifico. Un principio, soprattutto: non conta ciò che è stato, la palla successiva è sempre la più importante, quella in cui si può rimediare a qualsiasi errore commesso. Andare avanti. Perché per tornare indietro c’è sempre tempo.

distanti ma vicini con lo sport che ci unisce, l’iniziativa Randstad.

“Distanti ma vicini con lo sport che ci unisce” è la nuova iniziativa di Randstad Sport. Un’occasione per provare ad affrontare argomenti di grande attualità in questo periodo di emergenza e trascorrere in maniera alternativa le lunghe giornate di quarantena. Ogni settimana, Jack Sintini, Head of Randstad Sport, in diretta sul canale Instagram di Randstad Italia è in compagnia di grandi campioni dello sport, ma anche psicologi e professionisti dell’informazione sportiva per portare nel mondo del lavoro il linguaggio, le tematiche e i principi che da sempre accompagnano l’attività agonistica. 

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