trasferimento aziendale: requisiti e limiti applicativi

22/09/2016 10:51:20

Trasferimento aziendale: dettagli e limiti

Per “trasferimento aziendale” s’intende lo spostamento definitivo e senza limiti di durata da una sede di lavoro ad un’altra (Cass. civ. 23 aprile 1985, n. 2681). Trattandosi di un istituto che, com’è evidente, può avere ricadute di natura economica sul lavoratore e coinvolgere in diversa misura anche il suo nucleo familiare, tanto la legge, quanto la Giurisprudenza e la contrattazione collettiva intervengono per definirne requisiti e limiti.

Requisiti del trasferimento aziendale

È l’articolo 2103 del Codice Civile a stabilire le condizioni primarie in virtù delle quali il trasferimento può considerarsi legittimo: lo spostamento deve esser giustificato da ragioni tecniche, organizzative e produttive e deve avvenire obbligatoriamente da un’unità produttiva ad un’altra appartenente alla stessa azienda. Ciò significa che, col trasferimento, per il lavoratore cambia solo il luogo di lavoro, non il datore - a differenza di quanto accade con l’istituto del “distacco”.

I presupposti di legittimità del trasferimento sono dunque definiti dal legislatore; lo spostamento può aver luogo, in definitiva, solo nell’eventualità in cui il datore di lavoro sia in grado di dimostrare:

  • l’inutilità o impossibilità dell’impiego del dipendente nella sede d’origine
  • la necessità della sua presenza e professionalità nella nuova sede
  • la serietà e la ragionevolezza delle ragioni che lo hanno indotto a scegliere proprio quel dipendente e non un altro per lo svolgimento delle mansioni richieste nella sede di destinazione

Limiti imposti al datore di lavoro nell’applicazione dell’istituto del trasferimento

Posti i requisiti legali del trasferimento, la legge stabilisce innanzitutto le categorie di lavoratori per cui il trasferimento presenta alcuni limiti d’applicazione:

  • dirigenti sindacali, per i quali lo spostamento deve avere il nulla osta dell’associazione d’appartenenza (art. 22 Statuto dei lavoratori)
  • lavoratori in congedo di maternità/paternità, che hanno diritto al trasferimento entro la stessa unità produttiva oppure in altra sede ma nello stesso comune (art. 56 D. Lgs. 151/2001)
  • lavoratori disabili, che possono esprimere il loro consenso allo spostamento o scegliere la sede più vicina (art. 33 L. 104/1992) L’orientamento giurisprudenziale impone poi, nella fattispecie, ulteriori limiti all’applicazione dell’istituto da parte del datore di lavoro:
  • le ragioni del trasferimento devono sussistere nel momento in cui essa viene decisa (non dopo)
  • i motivi devono essere oggettivi (lo spostamento non è una sanzione disciplinare)
  • il trasferimento deve concorrere al miglior svolgimento dei processi aziendali e stabilito sulla base delle competenze e attitudini del lavoratore rispetto alle nuove mansioni

Oltre alla Giurisprudenza, anche la contrattazione collettiva stabilisce alcune limitazioni al trasferimento e alla sua applicazione.
Lo spostamento può riguardare il singolo lavoratore (trasferimento individuale) oppure un gruppo di lavoratori (trasferimento collettivo); può essere disposto, inoltre, su iniziativa del datore di lavoro oppure proposto dal dipendente.

Il trasferimento è legittimo in caso di apertura di una nuova filiale d’azienda, qualora sopraggiunga l’esigenza di un incremento d’organico o, al contrario, una chiusura di reparti; non lo è quando queste condizioni hanno carattere di temporaneità.
Qualunque sia la loro natura, i motivi del trasferimento devono essere comunicati per iscritto al lavoratore con ragionevole anticipo, prima che questo diventi effettivo; il termine comunemente preso a riferimento è il periodo di preavviso previsto dal contratto.

Nel caso in cui il lavoratore dubiti della legittimità delle motivazioni dello spostamento, ha diritto d’impugnarlo entro 60 giorni. In questo lasso di tempo avrà la possibilità di rivolgersi al giudice del lavoro per richiedere una verifica della sua regolarità e, qualora essa sia contestata, il trasferimento potrà esser dichiarato illegittimo.