Randstad e Accenture insieme per i nuovi talenti del Digitale

Il racconto di Angela Maselli, una dei protagonisti del percorso formativo Palestra delle Professioni Digitali

Si è appena conclusa la decima edizione di Palestra delle Professioni Digitali, il progetto nato dalla collaborazione tra ProSpera (associazione senza fini di lucro) e Accenture; un percorso formativo gratuito per 48 ragazzi, orientato al Digital Marketing, volto ad indirizzare i giovani neolaureati in materie umanistiche, verso il mercato digitale.

Ci siamo occupati insieme ad Accenture della selezione dei candidati ed oggi siamo lieti di raccontarvi il progetto attraverso gli occhi di chi l’ha vissuto in prima persona.

Abbiamo intervistato Angela Maselli per sapere cosa l’ha portata ad intraprendere questo percorso e cosa si porterà dietro da questa esperienza.

Come vedevi il mondo del digitale prima di iniziare il corso e come questa prospettiva è cambiata oggi?

La mia formazione è di matrice umanistica, sono laureata in storia dell’arte. Si tratta di un percorso di studi che per quanto rivolto al mondo della bellezza e della creazione umana, fa sviluppare un forte senso critico rispetto alla società che ti circonda. Per me il mondo digitale significava la chiara rappresentazione del progresso umano ma lo consideravo comunque una realtà che non poteva comunicare con altri settori. Frequentando invece Palestra delle Professioni Digitali mi sono resa conto come il mondo digitale possa invece abbracciare diverse discipline. La mia formazione così è stata inglobata e valorizzata nelle sue accezioni più utili. Non immaginavo che potessero essere valide le capacità di osservazione e sguardo critico che si sviluppano durante gli studi umanistici. Questi sono stati incoraggiati per lo sviluppo di progetti digitali e alla comunicazione.

All’interno di Palestra delle Professioni Digitali è previsto un project work. Puoi raccontarci cosa ti ha permesso di sviluppare? 

L’esperienza del project work è stato uno dei momenti di maggiore formazione. Ha significato condensare tutto quello che ho appreso in aula in un lavoro concreto. Il progetto si concentrava sulla realizzazione di una campagna social per una importante azienda. Si è trattato di un lavoro piuttosto tecnico ma anche creativo perché significava immergersi nella storia dell’azienda e raccontarla attraverso i social network affinché questa fosse conosciuta anche sul web. Ho dovuto mettere in pratica molte conoscenze apprese in aula ma non ha significato escludere la mia formazione artistica e la sensibilità nel guardare il mondo che mi circonda e le persone che lo costituiscono.

Qual è il tuo bilancio generale di questa esperienza?

Dal primo giorno in cui mi sono ritrovata in un’aula con tante persone diverse, mi sono resa conto che questa esperienza avrebbe condizionato la mia vita. L’incontro con professionisti che raccontano la loro storia e il loro mestiere è ciò che mi ha colpito di più. Rispetto ad una realtà accademica questo corso mi ha trasmesso conoscenze concrete di cui una formazione umanistica, per quanto ti aiuti a sviluppare un pensiero critico, è molto carente. Scoprire ambienti aziendali che fino a quel momento erano ignoti, mi hanno fatto capire e inquadrare una realtà che per quanto diversa è davvero stimolante. Questa esperienza così intensa nei suoi ritmi, nei suoi contenuti e nella sua pluralità mi ha cambiato e arricchito sotto ogni aspetto.

Competenze tecniche, ma non solo, dunque. Quali attitudini e caratteristiche credi siano importanti per un giovane che vuole lavorare nel digitale?

Credo che uno degli elementi fondamentali per lavorare nel digitale e non solo sia la semplicità. Questa dote di conseguenza consente di rendere migliori i lavori e le caratteristiche che solitamente una realtà aziendale richiede. Un altro elemento importante è il mettersi alla prova. Calarsi in un mondo digitale in continuo cambiamento e costituito da così tante persone, significa che le proprie conoscenze appena apprese non possono essere considerate punti cardine ripetitivi da applicare a qualsiasi progetto. Si deve accettare l’idea che si deve continuamente studiare perché la realtà digitale è viva e in continuo fermento.