Mario Savo Match & Performance analyst premiato dal Manchester City

Dal Latina al Manchester City: la Performance Analysis parla italiano

Se i numeri fanno parte della storia dell’uomo da milioni di anni, nell’ambito sportivo la loro introduzione e interpretazione è cosa recente.
Numeri, matematica, dati e statistiche: un’incognita per molti, un dono per qualcuno.

Mario Savo, 27 anni, Match & Performance analyst nel lavoro e nella vita, con una passione viscerale per il numero che l’ha portato dai campi di calcio della provincia laziale fino al Manchester City, alla corte di Pep Guardiola.

1. Ciao Mario, abbiamo visto che nonostante la giovane età di strada ne hai fatta già molta, ma da dove sei partito?

La mia passione per il dato nasce fin da molto piccolo quando già mi divertivo a leggere e a studiare le statistiche delle squadre di calcio e a disegnare tattiche. Più in generale ho sempre amato le rappresentazioni matematiche della realtà, in grado di creare degli schemi nella quotidianità che ci circonda.

Mi sono laureato in Economia e Management con indirizzo analisi dati e ricerche, portando avanti parallelamente dei corsi di specializzazione in ambito analisi di performance. Tutte le discipline in questione studiano e analizzano i fenomeni con lo scopo di capire se esistano relazioni matematiche e statistiche che possano essere addirittura predittive.
Mano a mano che proseguivo il mio percorso di studi mi sono chiesto perché non unire il calcio con l’analisi dei dati? Non ho inventato nulla in realtà, sto solo cercando di sviluppare in Italia quello che all’estero esiste già da diverso tempo.

2. Ma cos’è la Performance Analysis e dove nasce?

La Performance Analysis è una disciplina che a partire dallo studio di un serie di (big) dati permette di produrre analisi specifiche dal punto di vista posizionale e del moto.
La lettura dei dati applicata al calcio nasce in Inghilterra tra gli anni ’50-‘60 per merito dell’intuizione di una persona che di lavoro faceva ben altro: Charles Reep, professione contabile.
E proprio questa curiosa origine riflette in realtà l’essenza stessa e il futuro italiano di questa disciplina: potenzialmente qualunque persona competente in materie matematiche o statistiche è un profilo adatto a questa professione, perché è molto più semplice assimilare a posteriori i principi importanti del calcio piuttosto che le competenze complesse del mondo dei numeri. Chiaramente restano fondamentali le conoscenze relative agli aspetti tattici del gioco del calcio.

In Italia abbiamo un grande potenziale di sviluppo rispetto ad altri Paesi dove si tratta di un vero e proprio tratto culturale in ambito sportivo. Noi siamo tra i migliori dal punto di vista tattico ma abbiamo grandi margini evolutivi sulla lettura statistico-quantitativa.

3. Recentemente hai avuto la possibilità di collaborare con il Manchester City uscendo vincitore del Premio dei Performance Analysts da un concorso che ha visto partecipare più di 30.000 professionisti. Che valore ha per te questo importante risultato?

Essere scelto, insieme al mio team, fra così tanti partecipanti è stata una soddisfazione grandissima. È stata una bellissima esperienza che mi ha permesso di entrare all’interno di un mondo che fa di questa disciplina uno dei pilastri del loro calcio.
Questo però è solo un punto di partenza. L’obiettivo è aiutare a diffondere questa professionalità all’interno del nostro calcio, ed è quello che stiamo facendo grazie all’ AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Performance Calcio) della quale sono Presidente, con la quale organizziamo anche eventi e corsi di formazione a riguardo.

4. Una delle competenze soft ormai fondamentali per lavorare in azienda è la capacità di lavorare in team. Come agisce il Performance Analyst sotto questo aspetto?

Il lavoro in team è alla base di questa professione. Pensate che in Inghilterra, anche nelle società di serie minori, esiste un Performance Analyst per ciascuna squadra di ogni categoria (settore giovanile compreso), e tutti i Performance Analyst di ogni società lavorano insieme condividendo informazioni e obiettivi comuni. Inoltre l’output della nostra attività serve a semplificare l’operato di allenatore, medici e preparatori con i quali c’è un continuo confronto. Bisogna ricordarsi che seppure si parla di modelli matematici e statistici complessi tutto nasce e deve ritornare sul campo. 
Il team è fondamentale, da soli non si arriva da nessuna parte, e guadagnarsi la fiducia di chi collabora con te è una delle più grandi sfide e soddisfazioni che esistano. 

5. Cosa senti di avere imparato sino a qui dalla tua esperienza professionale?

Se davvero hai un sogno, un obiettivo, credici, lavora, sacrificati e qualcosa sicuramente lo raggiungerai. Magari non sarà il medesimo risultato che avevi immaginato in partenza ma certamente sarà un traguardo positivo.
Per me sono stati importanti la capacità di adattamento e la flessibilità: ho fatto il consulente finanziario, lavorato nel mondo del marketing e delle ricerche e da ciascuna di queste esperienze ho portato a casa qualcosa di riutilizzabile anche in altri ambiti. L’importante è individuare un fattore comune che lega le tue passioni, nel mio caso è lo studio del dato, e su quello saperti sempre reinventare.


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