lo smart working si diffonde in Italia: ecco perché piace

Lo smart working, o “lavoro agile”, sta prendendo piede anche in Italia: sempre più italiani, infatti, stanno aderendo a questa nuova modalità lavorativa che consente di lavorare da remoto e che prevede dunque l’assenza di vincoli di orario e di spazio e un’organizzazione per fasi, cicli e soprattutto obiettivi. Se da una parte questa forma di lavoro flessibile è sempre più richiesta, dall’altra ci sono ancora molte persone restie ad adottarla. Vediamo più nel dettaglio la situazione.

 

 

 

I risultati del Randstad Workmonitor: i lavoratori favorevoli allo smart working

Il Randstad Workmonitor è l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro che Randstad effettua in 33 Paesi del mondo su un campione di 400 lavoratori di età compresa tra 18 e 65 anni per ogni nazione. Il tema della ricerca è la responsabilità dell’occupazione: l’ultima edizione di questo studio ha appunto rivelato una crescente richiesta tra gli italiani di flessibilità e autonomia professionale, ma anche una resistenza culturale di una buona parte di lavoratori e imprese che rimangono ancora fedeli alle forme lavorative più tradizionali.

Ciò che emerge è che nel nostro paese 8 dipendenti su 10 apprezzano lo smart working per vari motivi: l’84% degli intervistati sostiene che migliori la creatività, la produttività, l’autonomia e la soddisfazione a livello professionale, mentre all’87% piace perché aiuta a mantenere un buon work-life balance. In particolare, quest’ultimo è uno dei punti forza del lavoro agile: oggi i giovani che cercano lavoro considerano come un elemento di grande importanza la possibilità di poter conciliare al meglio il lavoro con la vita privata, e dunque tendono a preferire le aziende che prevedono modalità di smart working

Allo stesso modo, anche i lavoratori che hanno figli iniziano a cercare sempre più spesso un lavoro che preveda una maggiore flessibilità, così da poter conciliare al meglio gli impegni lavorativi con quelli familiari. Poter avere più tempo per la vita privata diminuirebbe lo stress e aumenterebbe la produttività, anche se non tutti la pensano così e ora vedremo perché.

I lavoratori dubbiosi sul lavoro agile

Non tutti i lavoratori apprezzano il lavoro agile: secondo i risultati del Randstad Workmonitor, infatti, quasi i due terzi dei dipendenti lavorano ancora nella modalità classica e il 60% degli italiani preferisce lavorare in ufficio; sorprendentemente, inoltre, le donne sono meno fiduciose nei confronti dello smart working e più prudenti nel considerarlo uno strumento di maggiore indipendenza ed equilibrio tra lavoro e tempo libero: il 10% delle lavoratrici preferisce lavorare in ufficio, sebbene così siano meno libere di gestire il proprio lavoro e più dipendenti dalle indicazioni di un superiore.

La ricerca ha anche rivelato che quasi un italiano su due ha già sperimentato delle forme di lavoro agile, mentre il 43% degli intervistati ha dichiarato di trovarsi attualmente in una fase di transizione dalla modalità di lavoro tradizionale, ossia quella in cui tutti i dipendenti si trovano nello stesso ufficio ad orari fissi, allo smart working. Due italiani su tre, infine, vorrebbero lavorare occasionalmente in modalità agile. 

In sostanza, se da una parte questi dati dimostrano che molte aziende si stanno adeguando alle esigenze dei lavoratori, la cui maggioranza sembra favorevole almeno a sperimentare una forma di lavoro agile, il Randstad Workmonitor rivela anche che molti lavoratori sono più conservatori e non sono ancora convinti che lo smart working possa portare benefici all’equilibrio tra lavoro e vita privata, anzi, tutt’altro: secondo il 47% aggiungerebbe stress perché a chi lavora da casa potrebbe sembrare di non staccare mai dal lavoro. Bisogna anche considerare, infine, che per il 70% degli intervistati la propria posizione non consentirebbe di lavorare in autonomia e lontano dall’ufficio.

Sebbene, dunque, lo smart working si stia diffondendo in Italia, sono ancora molte le barriere culturali da superare da parte dei lavoratori, mentre le aziende, dal canto loro, devono migliorare l’aspetto dell’organizzazione del lavoro e riuscire a trovare un compromesso che soddisfi sia i dipendenti che le esigenze dell’azienda stessa.

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