lavoro nero: cos'è e cosa fare

Per “lavoro nero” s’intendono tutte quelle mansioni svolte senza che i datori di lavoro abbiano dato comunicazione di avvenuta assunzione al Centro per l’impiego né siano state previste documentazioni per INPS, INAIL o altri enti competenti. Entro le 24 ore dell’inizio del rapporto lavorativo subordinato, la legge prevede infatti che il datore di lavoro inoltri l’apposita comunicazione telematica Unilav. Il lavoro nero è anche per questo definito “sommerso” visto che senza le dovute dichiarazioni di inizio rapporto, lo Stato italiano è all’oscuro delle attività svolte con questa tipologia dalle aziende. 

 

Lavoro nero: i danni per il lavoratore

Non è solo lo Stato a subire un danno - a causa del mancato recupero delle tasse - ma anche il lavoratore irregolare, poiché non vedrà versati dal datore di lavoro i contributi INPS necessari per maturare l’assegno pensionistico. Per denunciare una situazione irregolare è consigliabile rivolgersi all’Ispettorato del lavoro territoriale di competenza - di persona o tramite PEC - o direttamente alla Guardia di Finanza, chiamando anche il 117. In entrambi i casi chi denuncia è tenuto a identificarsi anche se è garantita la massima riservatezza durante tutta l’indagine. 

Ai fini delle ricerche ufficiali, saranno fondamentali maggiori informazioni sul lavoro nero svolto come tutti gli assegni ricevuti dal datore, l’orario lavorativo, eventuali dichiarazioni di testimoni e ogni altro dettaglio sulle attività prestate all’interno dell’organizzazione. Altra possibilità è quella di avviare una vertenza sindacale che coinvolga Ispettorato del lavoro, INPS e INAIL. Se il tentativo di conciliazione non andrà a buon fine, è possibile portare avanti anche una causa davanti al Giudice del Lavoro, avvalendosi - se necessario - del sostegno di avvocati convenzionati con il sindacato di categoria.

Lavoro nero: sanzioni previste e rischi per le aziende

La Legge di Bilancio 2019 ha aggiornato - aumentando di circa il 20% - tutti gli importi relativi alle sanzioni per lavoro nero. Ecco a quanto ammontano le nuove sanzioni amministrative per i datori che occupano personale in modo irregolare:

da 1.800 a 10.800 euro per ogni lavoratore irregolare, in caso d’impiego del lavoratore fino a 30 giorni di lavoro effettivo;
un minimo di 3.600 fino a più di 21mila euro per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore da 31 fino a 60 giorni di effettivo lavoro;
da 7.200 a 43.200 euro per ciascun lavoratore irregolare in caso d’impiego del lavoratore oltre 60 giorni di effettivo lavoro.

Sono esclusi dalla sanzione i datori di lavoro domestico e i casi di omessa comunicazione di rapporti con lavoratori autonomi o parasubordinati per i quali non è stata fatta la comunicazione preventiva, se obbligatoria. Si può invece ridurre la sanzione prevista per sottoscrizione della diffida obbligatoria, nei casi in cui il lavoratore in nero venga assunto per un periodo di 120 giorni con contratto a tempo indeterminato - anche part-time - o a tempo determinato e full-time per un periodo non inferiore a 3 mesi.
Altre sanzioni previste sono quelle dell’INPS e dell’INAIL per omesso versamento dei contributi e dei premi assicurativi, quelle per la corresponsione della retribuzione in contanti, oltre alla possibilità che il lavoratore in nero intenti una causa all’azienda per il riconoscimento delle differenze di retribuzione. Se sul luogo di lavoro il 20% dei lavoratori presenti risultassero irregolari, s’incorrerà infine nel provvedimento di sospensione dell’attività aziendale.

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