Curriculum Europass: siete sicuri che alle aziende piaccia davvero?

Usare o non usare il formato Europass per compilare il curriculum vitae? Una domanda, questa, che spesso si sentono rivolgere i recruiter chiamati a dare un parere sulle varie fasi del processo di assunzione e che, soprattutto, chi è in cerca di lavoro pone a se stesso. Proposto e ideato dalla Commissione Europea quasi quindici anni fa ormai, nel 2002, con l’obiettivo di creare uno standard per la redazione dei CV che circolavano in territorio europeo superando le barriere dei confini nazionali, dalla sua nascita il Curriculum Europass non ha mai smesso di suscitare pareri contrastanti.

Ancora oggi c’è chi ritiene sia utile per via della sua presentazione rigorosamente strutturata delle informazioni del candidato, c’è chi invece sostiene sia proprio questa a renderlo troppo impersonale, riducendone consistentemente l’efficacia se non, addirittura, snaturando la funzione stessa del CV: colpire il selezionatore per la sua unicità emergendo dalla massa di centinaia di altri curriculum tutti uguali.

Cerchiamo di far luce sulla questione, analizzando la struttura del Curriculum Europass per capire in cosa si differenzia da altri tipi di CV - come quello funzionale, ad esempio -, in quali casi può essere utile inviarlo per presentarsi ad un’azienda e in quali altri invece è bene evitarlo, per non correre il rischio di essere scartati al primo step e perdere così l’opportunità della vita.

Caratteristiche strutturali

Il formato Europass si differenzia da qualsiasi altro tipo di curriculum - cronologico o funzionale che sia - principalmente per via della sua rigida formattazione. Da un punto di vista grafico, infatti, ha un layout preimpostato a colonne, con i nomi delle varie sezioni e sottosezioni disposti nella colonna sinistra. Ne deriva che lo spazio dedicato alle informazioni del candidato è pari ai restanti 2/3 della pagina.

Il logo Europass e il box in cui inserire la fotografia occupano la parte alta della prima pagina, seguiti dai dati personali come nome e cognome, telefono, indirizzo email, residenza, nazionalità e sesso, cui è dedicata una riga ciascuno. Seguono poi le sezioni dedicate alle esperienze professionali e formative, alla conoscenza delle lingue e ad un’altra serie di competenze di varia natura: comunicative, organizzative, professionali, informatiche e “altre”.

Le esperienze professionali devono essere elencate in ordine cronologico e di ciascuna specificato il nome del datore di lavoro, il settore d’attività e le principali responsabilità ricoperte; per le lingue è necessario indicare il proprio livello di abilità facendo riferimento alla classificazione standard del Quadro Comune Europeo delle Lingue, mentre per tutte le altre competenze non è indicato alcun elenco o criterio di riferimento.

Fatta chiarezza sulla sua struttura, scopriamo i pro e i contro di un simile formato.

Pro - Quando il CV Europass può essere usato

Il layout a colonne riduce lo spazio orizzontale in cui indicare le proprie informazioni, ma al contempo lo dilata in senso verticale, dando l’impressione di una maggiore quantità di dati per via della loro elevata concentrazione in uno spazio ristretto. Per questa ragione è consigliato a chi ha poche esperienze professionali e formative, che in un foglio normale sfruttato in tutta la sua estensione si concentrerebbero nella parte superiore, lasciando vuota quella inferiore. 

In linea generale, data la sua rigida strutturazione, è preferibile aver pronta, sì, una copia del CV europeo, ma inviarla solo quando espressamente richiesto. Di solito le aziende che ne fanno esplicita domanda, o per le quali comunque è ben accetto, sono gli enti pubblici, quelli accademici e le società di formazione, che raccolgono curriculum per i concorsi o l’assegnazione di incarichi e dunque non disdegnano una trattazione cronologica e strutturata delle informazioni dei candidati.

Contro - Perché e quando è meglio non usare il CV Europass

In caso di candidatura volontaria o in risposta ad un annuncio pubblicato da un’azienda o da una società di selezione, non è consigliabile affidare la presentazione di sé al formato europeo. I recruiter ricevono centinaia di curriculum e dedicano meno di 1 minuto alla lettura di ognuno - l’obiettivo è, dunque, farsi notare grazie a chiarezza, concisione, contenuti pertinenti e rilevanti ed una formattazione concepita a questo scopo. A seconda del settore d’attività e, soprattutto, delle esperienze e competenze che si desiderano mettere in luce, personalizzare il proprio CV è il primo passo per emergere, distinguersi e colpire nel segno. 

Proprio per via della sua struttura standardizzata ed uniforme, il curriculum europeo non facilita il raggiungimento di quest’obiettivo: l’affermazione della propria specificità. Soprattutto nel caso si debba elencare un gran numero di esperienze, il formato Europass si allunga a dismisura, arrivando addirittura a contare 3 o 4 pagine; contiene inoltre un gran numero di dettagli superflui (troppe informazioni personali, ad esempio) concentrati per di più nella parte alta e sinistra della prima pagina, proprio quella dove cade più facilmente lo sguardo del lettore. Le competenze - quelle skills così richieste nei paesi anglosassoni, in cui infatti sono inserite all’inizio del resume - sono relegate in fondo, per di più divise in sezioni senza un criterio molto chiaro e, cosa non meno importante, il layout a colonne non è ben leggibile né facilmente modificabile, senza contare che spesso i normali programmi di videoscrittura non lo visualizzano correttamente. 

Insomma, per non spazientire i recruiter e soprattutto per comunicare efficacemente non solo il nostro nome e le nostre esperienze, ma - quel che è più importante - che tipo di persona siamo, il CV Europass può non rivelarsi la scelta migliore.

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