cosa non dire mai al capo: ecco 15 frasi da evitare

In qualsiasi posto di lavoro ci si trovi è bene tenere sempre a mente che esistono delle norme che regolano i rapporti interpersonali e che soprattutto vige una scala gerarchica da rispettare. Possono esserci eccezioni nei casi di situazioni lavorative molto informali ove la collaborazione non implica schemi eccessivamente rigidi, ma nella maggior parte dei casi, invece, si deve rendere conto del proprio operato e delle proprie azioni a qualcuno cui si è subordinati. 

In tal caso è necessario ricordarsi che quello che si dice al proprio capo potrebbe essere molto insidioso se non pesato nel modo opportuno. Al di là delle regole basilari del comportamento civile e dei principi di educazione, esistono, nello specifico, delle frasi trabocchetto che è meglio evitare se non si vuole incorrere in fraintendimenti pericolosi. 

1. Le frasi che esprimono bisogni, quando espresse in modo perentorio, come:
Ho bisogno di un aumento / Ho bisogno di parlare con lei

La prima è una richiesta di per sé assolutamente legittima, ma da inoltrare e giustificare solo in caso di merito, alla luce di risultati concreti, dopo un congruo periodo di lavoro e non perché se ne ha semplicemente bisogno. Va bene poi interfacciarsi e confrontarsi con il capo ufficio, ma è preferibile esplicitare da subito per quale motivo si desidera l'incontro in modo da evitare malintesi o falsi allarmi ingiustificati.

2. Le frasi che iniziano con una negazione e pongono problematicità cui non viene data alcuna soluzione:
Non si può fare / Non è un mio problema / No, posso fare solo una cosa per volta
Non è colpa mia / Non serve che mi si insegni / Non capisco / No, altrimenti me ne vado

È sempre consigliabile trovare la strada per risolvere una questione, o almeno provarci, invece di liquidarla semplicemente. In generale ai capi poco importa sapere la causa di un problema, ma avere qualcuno che ne trovi la soluzione. Allo stesso modo escludersi da una responsabilità potrebbe essere interpretato come espressione di totale disinteresse verso il compito richiesto e verso il proprio lavoro. 

È invece lecito avere delle domande, l'importante è motivare sempre quando qualcosa non è chiaro; in ogni caso è bene non porre condizioniultimatum che potrebbero ritorcersi contro, quanto piuttosto rispondere in modo costruttivo alle richieste calcolando concretamente il tempo necessario per finire quello che si sta già facendo prima di poter procedere al nuovo incarico.

3. Le frasi che potrebbero essere interpretate come irrispettose e minare il rapporto con il datore di lavoro: 
Non volevo disturbarla per un problema che si è già risolto / Sicuro di volerlo fare? / Sa, la mia generazione…

La chiave di un buon rapporto con il proprio capo si basa su fiducia e stima reciproche: meglio non incrinare tale equilibrio con frasi che possano minare la stabilità del ruolo o delle capacità di un superiore. 

Mettere in discussione il volere del capo dando l’impressione di saperne più di lui è uno dei rischi peggiori che si corrono utilizzando frasi del genere: limitarsi pertanto a fare delle semplici obiezioni o osservazioni sulla base di fatti concreti in termini di possibili benefici per l’azienda.

4. Le frasi che creano attriti e alimentano problemi sul luogo di lavoro influendo negativamente sul clima lavorativo:
Ha visto cosa ha fatto...? / È impossibile lavorare con … / Ho una famiglia anche io.

È sempre meglio tenere per sé i problemi personali e mostrare invece la volontà di integrarsi all'interno dell'azienda: mettere in cattiva luce un collega è sempre un atto spiacevole e non necessariamente ben visto dai superiori; bisogna quindi limitarsi a farlo solo se obbligati dall'insorgere di gravi errori o violazioni di procedure. Allo stesso modo coinvolgere le proprie necessità familiari potrebbe creare dissapori se poi gli oneri di lavoro dovessero andare a scapito degli altri colleghi

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